Arte & Liturgia


 
SAN GIROLAMO
Caravaggio
 
A prima vista il santo è rappresentato in modo abbastanza convenzionale, come l’asceta immerso nella lettura della Scrittura. La penna in mano e i libri sovrapposti rimandano ai suoi numerosi scritti e alla traduzione  e ai commenti della Bibbia. Il teschio e il mantello cardinalizio sono anch’essi attributi del grande padre della Chiesa. Ma questi elementi sono orchestrati in modo unico.
La tela sembra divisa in due zone di luce separate da una sottile striscia di ombra che cade sulla mano destra. Sulla parte destra Girolamo è immerso nella lettura, il mantello aperto, il braccio sinistro e la luce che cade sulla fronte, delimitata dai capelli, ampia e rugosa, il naso, la barba, il petto ci inducono a soffermarci su questa luce calorosa. Vorremmo leggere come lui e fare anche noi questa esperienza spirituale letteralmente risplendente. Si noti la luce che si staglia dietro di lui al posto della macchia d’ombra che ci saremmo aspettati. Spontaneamente il nostro sguardo è avvinto dal movimento espresso dal braccio destro disteso: dalla prima zona di luce siano rinviati alla seconda, passando per la striscia d’ombra. Ci colpisce la mano che sembra separata dal Girolamo vivo: è sorprendente che la mano non stia scrivendo e che nelle vicinanze non ci sia nessun foglio per scrivere. Insolito anche il modo in cui la penna riceve una luce così cruda. Davanti alla mano destra c’è un libro aperto con sopra un cranio voltato verso di noi, in contrasto simmetrico con la testa calva del santo che è assorto, e  non ha nessuno sguardo per lo spettatore. Sotto il libro aperto un altro libro, chiuso, posato sopra un panno bianco che riceve molta luce fredda. Cosa significa tutto questo? Siamo turbati dalla lugubre composizione della parte sinistra del quadro. Torniamo per un momento dal santo assorto in meditazione; passiamo dal teschio di morte (che ha un leggero sogghigno) alla fronte estremamente viva del santo, calva  ma ornata di rughe e un po’ di capelli nell’aureola, abbandoniamo il libro aperto e cerchiamo la Parola di vita che, invisibile, nutre il cuore di Girolamo, lasciamo il  panno bianco e freddo per farci avvolgere dalla calda luce del mantello. In questo andirivieni scopriamo il messaggio del  Caravaggio: attraverso la lettura della Scrittura Girolamo diventa vita, fuoco, spirito e luce. Le altre letture non sono che spoglie mortali. Il panno bianco non assomiglia che a un sudario, e il libro sotto il teschio il mondo dell’erudizione. Non vediamo nulla della parola che Girolamo legge, ma cogliamo l’ardore che la Parola di Dio suscita nel cuore di chi la legge.
La grandezza di Girolamo risiede di più nella sua meditazione della Parola che nei libri di commento che ha scritto, e il teschio rivolto verso di noi ci rivela la vanità e la fragilità mortale della nostra parola, che passa, mentre quella di Dio resta.