Momenti di Preghiera


 
ECCOTI
 
Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu sai quando seggo e quando mi alzo.
Penetri da lontano i miei pensieri,
mi scruti quando cammino e quando riposo.
Ti sono note tutte le mie vie;
la mia parola non è ancora sulla lingua
e tu, Signore, già la conosci tutta.
Alle spalle e di fronte mi circondi
e poni su di me la tua mano.
Stupenda per me la tua saggezza,
troppo alta, e io non la comprendo.
Dove andare lontano dal tuo spirito,
dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei,
se scendo negli inferi, eccoti.
Se prendo le ali dell'aurora
per abitare all'estremità del mare,
anche là mi guida la tua mano
e mi afferra la tua destra.
Se dico: «Almeno l'oscurità mi copra
e intorno a me sia la notte»;
nemmeno le tenebre per te sono oscure,
e la notte è chiara come il giorno;
per te le tenebre sono come luce.  (Sal 138,1-12)
 
 

Sarebbe bello rivolgere un paio di domande all'autore di questo salmo. Chiedergli che esperienza di Dio abbia mai fatto per rivolgersi a lui in questo modo; con una così intima, semplice familiarità. Di certo non un incontro convenzionale. Non c'è nessun Dio terribile dietro il destinatario di queste parole, non traspare, a monte di questa appassionata confidenza, alcuna delle impressionanti teofanie dell'Antico Testamento. Piuttosto, il mormorio di vento leggero che ha avvolto Elia sull'Oreb. Non è nemmeno un Dio muto e inafferrabile, come spesso me lo raffiguro nei momenti di aridità: anche negli inferi scenderebbe per me un Dio così, che mi conosce, mi circonda, ha messo su di me la sua mano e non è più disposto a lasciarmi andare. Io posso benissimo non essere con lui, ma di certo lui è con me: lui C'è.