Arte & Liturgia


 
IL FIGLIO PRODIGO
 
Marc Chagall
 
La scena sembra quella di un’allegra festa di paese. Donne, bambini, anziani, persino animali escono dalle case e si riversano in strada, i volti incuriositi, attratti da un evento felice: un incontro tra due uomini che si svolge al centro della scena, in primo piano. Il titolo dell’opera ci apre un orizzonte nuovo e ci permette di leggere l’opera su di un piano diverso: l’uomo più anziano, vestito umilmente, è il padre della parabola cristiana e il ragazzo a sinistra è suo figlio. Ultima delle tre parabole della misericordia (dopo quelle della pecora e della dracma perdute), anche qui si narra di uno smarrimento: quello dell’uomo che perde se stesso, la propria dignità e la propria storia, allontanandosi dalla condizione di figlio di Dio.
Nel 1973 Chagall, su invito del Ministro Sovietico della Cultura, torna, con la moglie Vava, in Russia. L’artista vi mancava da 51 anni! A Leningrado riesce pure a riabbracciare due sorelle che non vedeva da allora. Possiamo immaginare che l’onda alta di questa emozione si sia rovesciata e ricomposta in questo dolcissimo abbraccio tra un giovane e suo padre. Il gruppo di case sullo sfondo riproduce Vitebsk, il paese natale di Chagall, che ha anche ritratto se stesso, in basso a destra, seduto davanti al cavalletto. L’anziano padre ha tutto l’aspetto del papà dell’artista, che negli anni ’70 era ormai morto, ma che qui, ovviamente, rappresenta un ritorno alle proprie radici. La scena è immersa nel blu. Potrebbe essere notte, ma in alto a sinistra è dipinto un sole, direi, di cartone, perché i suoi freddi raggi non sono capaci di rischiarare nulla. L’illuminazione proviene piuttosto dal muto colloquio tra un figlio atteso anni luce ed un padre la cui figura si accende di un riverbero rosso, una fiamma, un sussulto d’amore. Alle spalle del padre, un gallo ci parla di una nuova alba, di una resurrezione: “Perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita”.
Sembra di poter cogliere il vociare della folla immobile a gustare la profonda tenerezza della danza dei due uomini. Oppure, al contrario, è la gioia stessa del padre che si dilata a coinvolgere le persone intorno a lui, che “cominciarono a far festa”. L’Amore va gridato, cantato per le strade, la sua bellezza deve splendere davanti al mondo. L’Amore è un impegno preso davanti a tanti testimoni, che non ha paura di uscire allo scoperto e dire: “Io mi prendo cura di te, qualunque sia la tua storia”. Belle le braccia dell’uomo che circondano il figlio, come un recinto aperto. Dio è padre che ama ogni figlio nella libertà. Ed è madre che accoglie e sul cui seno si trova pascolo.
“Tutto è possibile se si comincia dall’amore.” (Marc Chagall)