Arte & Liturgia


 
IL MONACO SULLA RIVA DEL MARE
 
Caspar David Friederich 
 
Una spiaggia di sabbia chiara, un mare nero e tormentato, un cielo immenso carico di nubi grigie, bianche e al di sopra di tutto l’affacciarsi di un cielo azzurro e blu. Solo, di fronte a questa immensità, una fragile silhouette vestita di nero sembra attratta da questo doppio infinito di cielo e di mare, in preda al ricordo e alla malinconia. Con il monaco sulla riva del mare,  Caspar David Friederich dipinge il sentimento religioso tipico dell’anima romantica: l’uomo si immerge nella contemplazione di un universo gigantesco o minaccioso, in cui si percepisce la presenza di una trascendenza.
L’artista aveva in precedenza dipinto due  barche, ma poi le ha cancellate per tradurre meglio la solitudine e la piccolezza dell’uomo. Il monaco fa esperienza dello spogliamento spirituale che può andare fino allo smarrimento e all’angoscia più profonda. Egli si sente abbandonato da Dio e fa suo il grido del salmista: “Salvami o Dio, perché i flutti salgono fino alla mia anima; sono caduto nei flutti dell’angoscia” (Salmo 68,2-3). Le onde scure evocano il pericolo e la morte: sono i flutti che hanno sommerso Giona, gli Egiziani, il luogo in cui sprofonda il peccato. Ma l’orizzonte nero non occupa che una parte minore del quadro, la parte bassa dell’orizzonte, e lascia il posto alle sfumature di grigio che scolorano verso il bianco e poi lasciano il posto al cielo azzurro. Il cielo raffigura così il cammino spirituale in cui l’uomo si eleva dalla notte della fede alla luce della speranza, perforando la spessa coltre delle nubi.
Signore, che la mia preghiera si innalzi dalle tenebre fino alla tua ammirabile luce, e il passaggio nelle acque della morte sfoci nella vita senza fine. Donami il tuo Santo Spirito, che planando sulle acque diede inizio alla creazione e che ancora oggi fa nuove tutte le cose.