Arte & Liturgia


 
L'INGRESSO DI CRISTO A GERUSALEMME
 
Antonio Van Dyck (1617)
 
Lo spazio è interamente occupato e si intravede a malapena un pezzetto di cielo sul fondo. La folla è densa, unicamente maschile. Il primo uomo indica con la mano la direzione che bisogna seguire mentre dietro di lui c’è un uomo giovane, seduto su un asino grigio. Di fronte, un terzo uomo sembra spazzare il suolo con un ramo d’albero. Altri uomini li seguono e vengono loro incontro, colmando così gli spazi lasciati vuoti. Il quadro ha tinte cupe; il paesaggio è scuro, i blu e i rossi degli abiti sono poco luminosi, ma il volto di Cristo e il busto chiaro dell’uomo che sta davanti, attirano il nostro sguardo.
Il pittore ha rappresentato Gesù e i suoi discepoli nell’ingresso a Gerusalemme. Ma dov’è la città? E dov’è la folla che grida “Osanna?”. Si vede a malapena un uomo sulla sinistra che appoggia a terra il suo mantello. E’ vero che sul fondo si intravedono delle persone, ma questa presenza è solo fonte di tensione più che di gioia. Gli uomini si interrogano: “Chi è costui?”. Cristo benedice l’uomo che stende il suo mantello, ma nello stesso tempo sembra estraneo alla scena. Il pittore ci orienta così verso la Passione che si profila al di là di questa effimera gloria. E’ sull’uomo che è collocato in primo piano, di cui non vediamo il volto, che dobbiamo concentrare la nostra attenzione. E‘ l’unico interamente coperto dalla luce divina e il suo gesto ci rinvia ad un preciso versetto: “Preparate la via al Signore, appianate i suoi sentieri”(Luca 3,4) a cui fa eco un altro del profeta Isaia: “Nel deserto preparate la strada al Signore, nella steppa un sentiero per il nostro Dio”. (Isaia 40,1-2).
Qui c’è il Signore che viene e colui che ammira questo dipinto è chiamato a preparargli la strada. Solo allora potrà capire che questo ingresso di Gesù a Gerusalemme lo conduce alla Passione, ma anche al vero trionfo della Risurrezione.