Arte & Liturgia


 
Vincent Van Gogh

MANDORLO IN FIORE

Uno slancio verso l’azzurro. Fiori di mandorlo si protendono verso il cielo. Niente altro che il bianco dei petali e il blu del cielo, quasi una incarnazione della felicità: forte e fragile come la vita.
Van Gogh si concentra sull’essenziale: lo slancio della vita verso la trascendenza dei cieli Ha dipinto il quadro con la testa rivolta verso l’alto, senza vedere altro intorno a sé. Ha allontanato ogni forma di paesaggio o di informazione annessa, sino al tronco dell’albero per concentrarsi sull’unione di questi due estremi: i fiori e il cielo, il blu e il bianco, il deperibile e l’eterno, il terreno e il celeste. Come ha tenuto a distanza, senza cancellarle, le sue sofferenze del momento, per trasmetterci per sempre la sua felicità di fronte ai fiori del mandorlo.
La natura ci aiuta a capire e ad avvicinarci alla felicità, a non aspettare niente di preciso, ma semplicemente esserne felici. Quando respiriamo l’odore dei campi o della foresta, una eco lontana della felicità risuona dentro di noi.
Il quadro di Van Gogh avrebbe potuto intitolarsi “Nascita della felicità” perché in esso vi sono tutti gli elementi del dischiudersi delle felicità umane: la fragilità e la forza, il radicamento nella vita e lo slancio verso la trascendenza. Queste gioie nascenti sono le più importanti e le più vulnerabili: niente di più facile che calpestarle o trascurarle. Il dipinto ci apre gli occhi sulla loro bellezza e la loro fragilità. E sulla loro assoluta necessità per la nostra vita. Questa fioritura di vita è un bellissimo messaggio pasquale.