Arte & Liturgia


 
CIELO TEMPESTOSO SULL'ESTUARIO DI LE HAVRE
 
 
Eugène Boudin (1824-1898)
 
“I cieli sono i cieli del Signore,
ma ha dato la terra ai figli dell'uomo” (Salmo 114 (115), 16
 
Gustave Courbet, dipingendo accanto a Boudin, ebbe a dirgli: “In verità, mio caro amico, voi siete un serafino, nessuno come voi conosce così bene il cielo”. In effetti Boudin studiò incessantemente i cieli, le nuvole, raffigurandoli in continuazione e consegnandoci – come in questo caso – le sue osservazioni di tipo meteorologico, con fini tratti poetici. Per lui dipingere all’aperto era l’unico modo di lavorare, convinto che "due colpi di pennello a contatto con la natura valgano più di due giorni di lavoro in uno studio".  Per questo motivo si spostava con il suo cavalletto da una spiaggia all’altra, a volte portandosi dietro un diciassettenne di cui ha intuito le grandi qualità: Claude Monet.  Nuotare nel cielo, giungere fino alle "delicatezze" delle nubi. Sospendere queste masse in fondo, molto lontane nella grigia nebbia...". Nel dipinto che ammiriamo un'acqua lievemente increspata dalla brezza marina traduce la mutevolezza del cielo. I riflessi fuggenti e fluttuanti sono suggeriti grazie ad una pennellata leggera in un'armonia sfumata di tonalità grigie, azzurre e verdi. Alla fine, solo lo sciabordio delle onde fa da contrappunto all'immensità dei cieli. Nei suoi dipinti, lentamente abbassa la linea d'orizzonte e diminuisce la dimensione delle figure che  diventano piccoli tocchi di colore in un mare di luce. "Queste nuvole dalle forme fantastiche e luminose, queste immensità verdi e rosa sospese o sovrapposte, queste fornaci spalancate, questi firmamenti di sete nere e violette arrotolati o lacerati, tutte queste profondità, tutti questi splendori, che – scrisse Baudelaire - danno alla testa come una bevanda inebriante o come l’oppio”. Queste nuvole impariamo ad apprezzarle anche noi nel corso dell’estate, sollevando ogni tanto il nostro sguardo al cielo, non solo per capire se sarà una bella giornata.