Arte & Liturgia


 
ELOGIO DELLE DIFFERENZE
 
Kandinsky - (1925)
 
“Giallo, rosso e blu”. Poi tanti altri colori, diversità cromatiche che si accostano esaltando l’insieme della composizione. Questa è la caratteristica di molti dipinti di Vassily Kandinsky. Un’orchestra non è tale se ha una sola tipologia di strumenti; persino una chitarra solitaria ha sette note a disposizione ed una vasta gamma di semitoni. “Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole”, recita l’incipit del racconto della torre di Babele, Un solo labbro e parole uniche”, ad essere precisi, dice il testo ebraico. Da sempre la tentazione dell’uniformità, dell’omogeneità mentale che esclude qualsiasi pensiero diverso, a favore di una progettualità pre-confezionata, bussa alla nostra porta. "In realtà" - osserva Enzo Bianchi - "se c'è una parola unica, questa è la parola del più forte, del più potente, di colui che detiene il potere." Una parola che non ammette repliche, che vuole sempre essere l’ultima e definitiva, che non ama né il dialogo né il confronto con chi non concorda è quanto di abominevole c’è agli occhi di Dio. Per Lui che, fin dai primi palpiti della Creazione, amava le differenze, il progetto di Babele dev’essere sembrato come tarparsi le ali da soli, la rinuncia a pensare in grande. Aveva separato il buio dalla luce, il cielo dal mare, gli animali di terra da quelli d’acqua: una sinfonia di differenze ch’era garanzia di benedizione, perché ogni cosa fosse unica e, proprio per questo, ancora più preziosa. L’aspirazione alla grandezza, nel disegno divino, non contempla alcun recinto totalitario, bensì la valorizzazione di ogni diversità – anche di quelle più scomode – ed il sapersi mettere-in-marcia quando necessario. “Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua.” Se la ride, questa Misericordia, come chi sa che sta per combinare una marachella. E fu confusione di lingue, dispersione negli angoli della terra. Un atto di Misericordia e non di gelosia, una benedizione e non una maledizione come ancora in troppi credono, un invito a mettersi sempre in gioco gli uni con gli altri.