Arte & Liturgia


 
LA RAFFICA DI VENTO
 
Jeff Wall (1946)
 
“Il vento soffia a mezzogiorno, poi gira a tramontana;
gira e rigira e sopra i suoi giri il vento ritorna” (Qoèlet, 1 6)
 
Il vento è il protagonista di quest’opera del fotografo canadese Jeff Wall, il primo che  abbia usato foto di grande formato (in media due metri e mezzo per tre) retro-illuminate  (inserite in light box), una tecnica che ha preso dalla pubblicità e che trasforma ogni sua immagine in un  punto d'attrazione, qualcosa a metà tra il cartellone pubblicitario, un fermo-immagine cinematografico e la pittura. Come questa, per esempio: in una campagna gelida, un'improvvisa raffica di vento fa volare, da una cartella, una serie di fogli  dattiloscritti  che si spandono nell'aria. Sullo sfondo, in cui si intravedono i fumi di una ciminiera, i pali della luce, capanne e oggetti in disuso, scorre un fiumiciattolo con le rive sporche  di rifiuti. Si tratta di un'istantanea?  Niente affatto. L'impressione che Jeff Wall vuole dare è quella di aver fissato  un  istante di vita quotidiana. In realtà, per ottenere questo effetto, ha organizzato una messa in scena, durata giornate intere, con un vero e proprio set, un gruppo di attori, luci e costumi. Ha creato, insomma, una “fotografia cinematografica”, con una tecnica molto simile a quella delle  riprese di un film, trattando poi al computer, le centinaia di foto scattate, con un lavoro lungo e paziente, per circa un anno. La precisione dell'esecuzione – lo dice lui stesso - è paragonabile a quella dei pittori realisti dell'Ottocento, che dipingevano un quadro, attenti a ogni minimo dettaglio e con piccoli e successivi tocchi di colore.
 
“Ogni cosa è vanità e un inseguire il vento” ammonisce il Quèlet. Facciamo in modo che non manchino, nel turbinio delle nostre giornate dei punti fermi ai quali ancorare la nostra vita.