Dentro il Carisma...


 
ESULTANZA
 
 
 
 
Ha un sapore vagamente arcaico questa parola che non compare praticamente più nel nostro linguaggio: è rarissima nello scritto e assente nel parlato. Il dizionario la definisce come “l’atto dell’esultare, cioè provare e manifestare grande gioia e allegrezza” e sottolinea come l’etimologia contenga l’allusione ad un movimento del corpo verso l’alto, quasi un “fare salti di gioia”. Interessante e significativo constatare come la ricerca di immagini sul web alla voce esultanza riporti esclusivamente foto di atleti ritratti nel momento in cui hanno realizzato un goal o conseguito la vittoria in una gara. Viene da chiedersi: è scomparsa la parola ma rimane viva l’esperienza, magari indicata con altri termini? Oppure è in crisi l’esperienza stessa della gioia? Non si può dire che dal nostro mondo siano del tutto assenti manifestazioni di festa e di allegria: pensiamo ai caroselli per una vittoria sportiva che coinvolgono intere città, ai raduni oceanici di folla in occasione di alcune manifestazioni, all’abitudine – che si vuol far diventare tradizione – di celebrare nelle piazze delle date particolari. Ma si tratta davvero di gioia o di esperienze di eccitazione collettiva?
“Rallegratevi” scrive padre Médaille nella Massima 26 “in ogni cosa” (non lasciate fuori nulla), della sola gloria di Dio da chiunque venga promossa; anzi, rallegratevi (lo ripete) ancora di più quando davanti agli uomini sembra che essa venga promossa dagli altri piuttosto che da voi”
Qui  viene richiamata una esperienza della gioia un po’ particolare: “rallegrarsi” per il successo che un altro ha raggiunto nella promozione della gloria di Dio. Un altro ha fatto goal e tu ne sei contento.  Questo “rallegrarsi” evoca un altro livello di profondità e di pienezza che incontriamo anche nella Scrittura: si tratta di una gioia condivisa, che coinvolge tutto l’essere, che lo scuote fin nelle sue fibre più profonde e si riversa all’esterno attraverso i gesti e la voce: esultano le labbra, le ossa, la vita.  Si rallegrò Gesù quando vide i suoi discepoli esultanti, fare ritorno dalla loro missione. Anche Maria venne invitata a rallegrarsi da parte dell’angelo Gabriele. Padre Médaille ci conduce a riconoscere e a vivere la gioia unita all’esperienza di un intervento potente compiuto da Dio.
Là dove “la sua gloria” si manifesta, là dove egli si mette accanto a noi, si allea alla nostra buona volontà di volergli bene. E ogni volta in cui noi facciamo un’esperienza di questo tipo, diventiamo segno, annuncio della salvezza definitiva attesa, fonte di una gioia sovrabbondante della quale si dice che il deserto stesso esulterà. Forse non ci garba tanto che un altro sia capace di promuovere la gloria di Dio “meglio di noi”, ma pazienza… Una gioia così l’abbiamo certo intravista risplendere su qualche viso, ed è possibile anche per noi: è frutto del nuovo inizio che la Pasqua ha posto nell’esistenza umana, è opera potente e ineffabile dello Spirito del Risorto.
Quanta strada abbiamo ancora da fare.