Arte & Liturgia


 
COME LA PIOGGIA E LA NEVE
 
Peder Mørk Mønsted
 
 
In tutte le scuole di pittura una delle prove più difficili consiste nel dipingere la neve. Monsted è universalmente riconosciuto come il migliore. Sotto il suo pennello la neve non è una informe massa biancastra, ma diventa qualcosa di vivo, con tutte le sfumature del grigio e del giallastro, coi suoi soffici volumi e la sua silente fredda atmosfera. Qui in “Ponte Campovasto” (1914), c’è una casa quasi sommersa dalla neve, gli alberi coi rami coperti di morbida ovatta, un cielo grigio. Sul ponte, piegato, avanza un uomo di cui ci pare sentire il respiro affannoso per la fatica; sul piccolo balcone una figurina femminile, incurante del gelo, fissa il viottolo in ansiosa attesa del proprio uomo. Il quadro trasmette una calma ovattata, dove l’unico rumore percettibile è il passo dell’uomo. Nella Bibbia  per il suo aspetto candido la neve viene usata nei libri apocalittici per descrivere le vesti o i capelli del vegliardo o del Figlio dell’Uomo. Alla neve viene anche paragonata la Parola di Dio: come la pioggia e la neve scendono dal cielo per portare frutto così è anche della Parola che esce dalla bocca di Dio, che non fa ritorno al suo Signore se non dopo aver dato molto frutto (Is 55,10). Infine due esempi molto belli mettono in relazione la neve al perdono dei peccati. La misericordia di Dio è talmente grande da cancellare ogni macchia di peccato e proprio per questo il penitente del Salmo 51 (v.9) si rivolge al Signore supplicandolo di purificarlo e renderlo bianco e candido come la neve. A questa richiesta risponde il brano del profeta Isaia (1,18) dove Dio dichiara di voler purificare i nostri peccati sbiancando il loro color scarlatto per renderli come la neve. Contemplare il dono della neve vuole dunque aiutarci a meditare sull’amore misericordioso di questo Dio, che ci ha resi candidi lavandoci con il sangue dell’Agnello.