Arte & Liturgia


 
IL SAPORE DELLA VITA
 
(Annibale Carracci – Il mangiatore di fagioli)
 
Quando la vita perde sapore, diventiamo capaci di mangiare qualunque cosa, soprattutto se abbiamo fame. Non facciamo più differenza. Ci adattiamo. La capacità di gustare, di sentire i sapori è un’antica metafora della vita. Il sapore ha un’antichissima relazione con il sapere: conosciamo davvero le cose quando siamo capaci di gustarle. Conosci davvero una persona quando ti sei accorto del sapore che ha per te. Le nostre relazioni e le nostre conoscenze sono così superficiali e veloci che non ci rendiamo neppure conto di quale gusto abbiano per noi. E lo stesso vale per la vita spirituale: «Non è il tanto sapere che sazia e soddisfa l’anima – dice Ignazio di Loyola -  ma il sentire e gustare le cose internamente».Il gusto e il sapore rimandano infatti immediatamente alle emozioni: fin da bambini, appena nati, impariamo a distinguere il mondo in base ai sapori. È buono quello che ci piace ed è cattivo quello che ha un brutto sapore. Gustare ci permette di scegliere. Forse oggi facciamo fatica a scegliere proprio perché non riusciamo più a ritrovare il gusto delle cose. Il nostro palato è rimasto bruciato dai tanti sapori forti delle cose che siamo costretti a buttar giù. Ma a volte siamo talmente affamati, che il gusto non fa più differenza! Quando la vita non ha più sapore o quando noi non siamo più capaci di dare significato a quello che facciamo, rischiamo di spegnerci. Cosa può fare la differenza?  Il sale. Il sale nella minestra fa la differenza,  e il sale non resta deluso perché è scomparso, sciolto nel brodo. Giudica la tua vita da quanta cura hai messo nel dosare il sale nella minestra della tua vita per poi offrirla agli altri.
 
Leggersi dentro
-          Cosa dà sapore alla tua vita in questo momento?
-          Perdersi, scomparire, consumarsi: sono parole che dicono qualcosa al tuo modo di amare?