Dentro il Carisma...


 
IL GRANDE DONO DELLA MEMORIA
 
 
 
 
Desiderate per le facoltà della vostra anima la seguente perfezione: per la memoria, un oblio generale di tutto quanto non è Dio o non tende a Dio” (Massime di Perfezione, XIII,4)
 
Oggi non si impara più nulla a memoria, neanche a scuola. Non sappiamo neppure più il numero del nostro cellulare, perché tutto viene memorizzato in un archivio elettronico. Lì dentro c’è il PIN, c’è l’IBAN, c’è il codice Bancomat, c’è il numero di cellulare di  tutti i nostri“contatti” (così si chiamano gli amici), così da non doverli ricordare a memoria. Eppure la memoria è la nostra ricchezza, perché tutto di noi sta nella memoria. Non ci pensiamo a sufficienza perché noi viviamo nel presente, siamo immersi, coinvolti in tutto quello che ci “prende” e fa la nostra giornata. Ma in realtà noi siamo “là”, nella memoria che conserva la nostra storia e la nostra libertà. Se noi battessimo la testa e ci procurassimo una amnesia così grave da compromettere tutti i nostri ricordi, noi non saremmo più “nulla”. Tutto quello che noi siamo, tutto quello che sappiamo, che ci ha fatti, costituiti, è custodito nella memoria. Per questo è la “facoltà dell’anima”, come la definisce Padre Médaille, che più ci aiuta a vivere il presente, andando a prendere da quel grande magazzino che è la memoria ciò che la costituisce, che l’aiuta a vivere: quella parolina, quell’abitudine, quella frase, quei volti, quelle storie, senza le quali il presente non si illuminerebbe più. Detto questo, Padre Médaille precisa che il servizio migliore che la memoria ci può fare è quello di aiutarci a focalizzare soprattutto la memoria di Dio, dei suoi benefici, della sua presenza nella nostra vita passata e presente, per poter costruire dei ponti per il futuro. Questo è il sentimento che non deve mai perdersi, questo il  ricordo che deve rimanere centrale nella memoria: Dio. Tutto il resto – purtroppo lo sappiamo – nel corso degli anni cadrà nell’oblio, perché la memoria non è un recipiente senza fondo: dopo un po’ di anni la memoria viene resettata, alcuni ricordi rimangono e altri sbiadiscono, attenuano la loro presenza, compreso “quanto non è Dio o non tende a Dio”. Ma Dio resta. E’ Lui che dobbiamo “imparare a memoria”, o – per dirlo nella lingua francese  di Padre Médaille – “apprendre par coeur” (in passato si riteneva che la sede della memoria fosse il cuore).  Noi tutti attendiamo cose belle e grandi e quando queste accadono, desideriamo che si ripetessero per la nostra gioia. Ma tutto passa e certi avvenimenti li possiamo solo rivivere attraverso la memoria. E’ proprio quando mettiamo insieme tutti i nostri ricordi che scopriamo la funzione della memoria: fare in modo che tutto il BENE che abbiamo incontrato, conquistato, non vada disperso, ma resti. Lo ha desiderato anche Cristo: “fate questo in memoria di me” , non ti dimenticare del bene che ti ho voluto e che ti voglio.
Tutto “quanto non è Dio o non tende a Dio” può venire meno, ma la tua memoria conservi un posto, una casa, per Qualcuno che non si dimentica mai di te e ti chiede di non dimenticarLo.