Arte & Liturgia


 
 
 
UNA NUOVA CREAZIONE
 
La basilica di San Marco a Venezia ospita dei mosaici su fondo d’oro tra i quali scegliamo  la figura di Noè che appare alla finestra dopo il diluvio che ha ricoperto la terra. La sua figura sembra fiduciosa, malgrado le circostanze difficili che ha dovuto affrontare. I flutti lo circondano e occupano la metà della superficie. Il corvo nero, ben distante da lui, è occupato a procurarsi il cibo e non ha intenzione di fare ritorno all’arca. La colomba bianca, che Noè sta per rilasciare, farà invece ritorno portando nel becco un rametto d’ulivo, la speranza di una pace definitiva tra Dio e l’umanità. ( cfr. Gn 8,6-13.20-22)
Dopo il diluvio le acque si stanno ritirando in modo progressivo e rilasciare degli uccelli era una pratica ricorrente dei navigatori antichi per sapere se nelle vicinanze ci fosse la terra ferma. Il brano biblico mette in evidenza come la colomba si riveli come una perfetta collaboratrice dell’uomo. Noè la  invia per tre volte; le prime due ritorna indietro perché non sa dove posarsi, essendo la terra ancora sotto l’acqua. Sette giorni più tardi – tempo di Dio – la colomba rientra alla sera, portando la traccia del suo ritrovato nido: un ramo di ulivo. Poi scompare. Nella tradizione il ramo d’ulivo simboleggia il passaggio dalla morte ad una possibilità di vita dopo lo scatenamento violento delle acque. Partita senza più fare ritorno, la colomba invia così un messaggio di speranza per gli uomini. La prima azione di Noè sarà quella di celebrare un sacrificio di ringraziamento, gradito al Signore: mai più egli percuoterà la terra e i suoi abitanti. E’ una nuova creazione, una nuova partenza.
Entriamo nel tempo della Quaresima portando nel cuore la speranza di poter approdare alla terra della nostra personale “nuova creazione”, rinnovandoci nel percorso che conduce alla Pasqua di Risurrezione.