Arte & Liturgia


 
 
 
LA VERGINE DEL SILENZIO
 
“In quel tempo Gesù disse ai discepoli…”
Abbiamo iniziato il “tempo” quaresimale, cammino di ritorno al Signore, cammino che attraverso il deserto del silenzio e della sobrietà, ci condurrà alla luminosa gioia di Pasqua. Sono giorni questi nei quali ci è chiesto ancora una volta di tornare all’essenziale, di spogliarci dell’uomo vecchio per rivestire l’uomo nuovo, di vincere le dominanti mondane per vivere in quella carità che resta in eterno. E il vangelo mette l’accento su un aspetto particolare di questo cammino: il pudore, inteso come capacità di vivere nella discrezione e nel nascondimento, non per fuggire gli uomini ma per custodire la propria interiorità, per abitarla, per nutrirla, e portarne poi il frutto maturo nelle nostre quotidiane relazioni. Una dimensione “di silenzio” da recuperare con urgenza, soprattutto nella nostra società fatta di esibizionismo, di vetrine ben allestite, di spettacoli in cui tutto “è messo in piazza”. Un cibo che ingrassa il proprio “ego” che ama essere visto dagli altri, che agisce per suscitare la loro ammirazione, che abbellisce la facciata del proprio vivere trascurando nel contempo di abitarlo. Gesù invece ci dice che il gusto e la pienezza della vita si trovano in quella relazione profonda e intima con colui che è il Padre di ciascuno e di tutti. La nostra vita è fatta di azioni, di parole, di corpo, strumenti  che possono essere lo spazio dove vivere il primato della relazione con il Signore, colui che “è più intimo del nostro intimo” e proprio per questo va raggiunto e incontrato nel segreto del nostro cuore, lontano da sguardi curiosi e indiscreti. Certamente poi questo abitare “il segreto” avrà una ricaduta sul nostro corpo, sul nostro agire e parlare, come il riflesso di una luce profonda, come il tracimare di una pienezza. Scrisse Benedetto Croce: “La folla e il deserto non aggiungono né tolgono nulla alla verità di un pensiero”, e noi potremmo aggiungere: “e di una vita.