Dentro il Carisma...


 
L'ALFABETO DI PADRE MÉDAILLE:
 
FELICITÀ
 
 
 
 
 
Stupiti di trovare questa parola?
Se così fosse non possiamo certo biasimare i nostri lettori. Per troppo tempo il cristianesimo è stato difficilmente abbinato alla felicità e alla gioia, a vantaggio della mortificazione, della penitenza e della rinuncia, che hanno sempre trovato maggiore seguito. Inoltriamoci dunque nel cuore di questa parola che esprime un sentimento e una situazione di benessere che tutti quanti ricerchiamo. A che proposito padre Médaille parla della felicità?
Egli la unisce sempre alla meraviglia per ciò che Dio compie in noi e intorno a noi. Per essere felici occorre avere occhi aperti sulla realtà. La prima realtà da contemplare è la nostra, quella della nostra “piccola istituzione”, che sarà “felice se manterrà questo spirito di piccolezza, di umiltà, di annientamento, di vita nascosta nel tempo e persino, se Dio lo volesse, nell’eternità” (Lettera Eucaristica 10).
E’ l’inizio di un piccolo Magnificat che attraversa la Lettera, se la rileggiamo con gli occhi di uno stupore ritrovato. Il richiamo alla felicità è come un ritornello che canta la speranza contro ogni speranza, tra l’esistente e il possibile; padre Médaille usa sempre la parola “felicità” al futuro, perché sa che Dio sta per intervenire, sta creando una cosa nuova e la profezia brucia i tempi e canta il futuro già visto, anche se solo con gli occhi del cuore. Raccolgo le note più alte del suo canto di gioia:
“Saremo sempre perfettamente contente sia che abbiamo molto, sia che abbiamo poco, sia che non abbiamo proprio niente”. (Lettera Eucaristica 19).
“Quanto saremo felici se fosse così anche per noi! Se non avessimo né occhi, né orecchie, né cuore che per il caro Salvatore... (Lettera Eucaristica 21).
Non c’è ingiunzione, ma desiderio di imitazione: se anche Gesù è povero, è mite, è dolce di cuore, allora è bello essere come lui. Se Gesù ha un cuore grande, anch’io desidero avere un cuore attento a lui, abitato da Lui. Non ci si espone giorno dopo giorno allo sguardo della divina bellezza senza riceverne un insolito riflesso.
Perle di intima felicità sono disseminate nelle Massime.
“Rallegratevi in ogni cosa della sola gloria di Dio…” (Massima 26).
“Preferite sempre, e anche con piacere e gioia di spirito, la soddisfazione e la volontà degli altri alla vostra” (Massima 50).
“…trovando sempre la vostra felicità nell’unico adempimento della volontà divina” (Massima 72), ben sapendo che Dio sorriderà vedendo che noi non cerchiamo se non ciò “che lo fa contento”, anzi “più contento” (è un richiamo ripetuto due volte nella stessa Massima 27).
Una vita che cerca di incarnare questi atteggiamenti è una vita nella quale la felicità è indistruttibile, perché se ne possiede il segreto: la beatitudine di chi si sa amato da Dio e gli restituisce questo bene in scintille di gioia intima e serena.