Dentro il Carisma...


 
L'ALFABETO DI PADRE MÉDAILLE:
 
INDIFFERENZA
 
 
 
 
 
Questo termine rischia di prestarsi a degli equivoci.
L’indifferenza così come comunemente viene intesa e soprattutto quando ne siamo colpite,  è un atteggiamento che ci offende, ma che rimpicciolisce anche la persona che in essa si rinchiude,  facendone il recinto della propria soddisfazione e del proprio quieto vivere.
Nel linguaggio di padre Médaille l’indifferenza indica ben altra cosa.
Per comprenderla, dobbiamo ricordarci che padre Médaille è un gesuita e prende in prestito questo termine dalla spiritualità ignaziana. La carità divina ci chiede di provare indifferenza verso i nostri gusti personali, verso i nostri personali interessi, verso il nostro amor proprio. In questo caso è uno strumento. E’ simile a quelle “bolle d’aria” che i muratori adoperano per verificare che un muro sia diritto, che non abbia delle pendenze. Ecco, l’indifferenza è uno degli strumenti della carità, che “non fa preferenza di persone”, che “ama tutti senza distinzioni”. Le Costituzioni registrano quasi subito questo strumento di verifica, considerato importante per conseguire “il fine sublime della vita spirituale”, “l’amore di Dio puro e perfetto”. ”Esse collocheranno questa carità divina in una generale indifferenza e in un totale distacco da tutte le creature, non amandone alcuna se non in Dio e per Dio” (56).
L’indifferenza apre nel centro della persona ma anche nella sua periferia, una palestra dove ci si esercita per raggiungere una perfetta pace del cuore, l’equilibrio di tutte le passioni, per essere capaci di vivere quella carità “piena di misericordia a un punto di perfezione tale che addirittura devono cercare volentieri di trattare il meglio possibile le persone meno simpatiche” (75).
Lo stesso padre Médaille sente la necessità di spiegare un po’ meglio questo concetto e si avvicina addirittura al Vangelo quando nella Massima 96 scrive: “Siate animate da sentimenti di indifferenza e di rassegnazione alla volontà di Dio, di confidente abbandono di voi stesse fra le braccia amorevoli della Provvidenza, di una affettuosa adesione di tutte le disposizioni del suo beneplacito in ogni circostanza della vostra vita, di un tenero affetto per la sola volontà di Dio, di un ardente desiderio di essere tutte secondo il suo cuore; tutte queste cose esprimono con parole diverse la perfezione della conformità della vostra volontà con quella divina la quale deve essere anche la vostra”.
“Confidente abbandono, braccia amorevoli, affettuosa adesione, tenero affetto, ardente desiderio, essere secondo il suo cuore..:”
Straordinario! Questo può bastare per evitare di attribuire al termine ”indifferenza” il significato  riduttivo che ha assunto ai nostri giorni.  Mai una parola, rettamente intesa, significa in realtà il suo contrario!
L’indifferenza è il trionfo dell’amore sull’egoismo che sempre lo insidia.
L’indifferenza è la vittoria della sensibilità autentica, che fiorisce e si apre sull’universo intero. L’indifferenza è la distribuzione del sole e della pioggia così come la intende Dio, che guarda alle persone senza previa distinzione in buoni e cattivi. L’indifferenza non è dunque assenza di gusto, miopia degli occhi, difetto di giudizio. Siamo d’accordo?