Dentro il Carisma...


 
L'ALFABETO DI PADRE MÉDAILLE:
 
MODESTIA
 
 
 
 
 
 
Modestia,  ossia ordine e misura nel comportamento.
Essa scaccia il ridere disordinato o l’agitazione, regola il contegno, lo sguardo, il tono della voce ed evita lo spreco delle parole. Può essere autentica o affettata, giusta o eccessiva.
La sua comparsa ci pone dunque la domanda: di quale musica essa è la misura?
Padre Médaille la disegna nelle Massime dell’Istituto come caratteristica di una vita “morta al mondo”,  “modellata sulla santità e le amabili virtù di Gesù” (7).
Nella Lettera Eucaristica la modestia è legata alla  vita interiore e alla frugalità (34, 45), ma diventa frequente in altri due scritti, il Piccolo Direttorio (5 volte) e le Costituzioni (8 volte cap. II e IV). E’ ripresa ancora negli Avvisi e  Regolamenti del 1661. Insomma, fa parte a pieno titolo del vocabolario che riguarda l’immagine e il clima del corpo intero della congregazione, come delle singole persone.
Raramente la modestia è citata da sola: essa è sovente associata ad altri termini come “moderazione”. Entra nella costellazione della “mortificazione”, della “dolcezza”, del “pudore”, della “pace”, del “silenzio”, ma non esclude la gioia e l’allegria. Infine è all’ultimo posto nella lista delle sei virtù che sono “caratteristiche della congregazione” dopo “la povertà, la semplicità, l’umiltà, la dolcezza, la carità”.
Questi richiami di padre Médaille riuscirono a creare quello stile modesto, tradizionalmente riconosciuto alle suore di san Giuseppe.
Contrariamente a quanto siamo soliti pensare, la modestia è una virtù… dell’apparire. E’ una virtù che facilita le relazioni, che avvicina, che segna la frontiera tra l’interiore e l’esteriore. Così che ciò che è ultimo diventa evangelicamente primo: essa è infatti prima nell’ordine di ciò che appare agli occhi degli altri, è il primo volto offerto all’incontro.
La modestia è un aspetto dell’umiltà.
La persona modesta non si mette mai avanti, non pretende, non è arrogante, pur conoscendo il suo valore, le sue capacità, i suoi talenti. Non se ne serve per primeggiare sugli altri, ma per servire.
La persona modesta passa leggera accanto a noi, lasciandoci sempre il dono di una fresca semplicità, che ci attrae perché non crea impedimenti, ostacoli, imbarazzi.
La modestia è dunque una lenta conquista, così come lo è la mitezza.
Per questo sa di “beatitudine”, profuma di quotidianità, insaporisce le giornate più difficili, stempera le difficoltà e diventa una virtù amabile e per certi versi invidiata da chi, nella vita, crede di farsi avanti solo con le gomitate.
Trionfare in umiltà è una delle più belle vittorie dell’amore.