Dentro il Carisma...


 
L'ALFABETO DI PADRE MÉDAILLE:
 
NULLA
 
 
 
 
Vogliamo provare a dire qualcosa del “nulla” in questione?
Per parlarne senza fare giri inutili di parole, bisogna averne fatto esperienza.
Il nulla può significare tante cose diverse: un esito negativo, una incapacità, un vuoto interiore, una desolazione spirituale, un’ assenza totale.
Ma il “nulla” è per padre Médaille la condizione perché il  “tutto” possa compiersi.
Il Piccolo Disegno è “spoglio di tutto”, non ha nulla.
Questa situazione di completo spogliamento viene progressivamente riempita dalla visione del tutto: “…tuttavia avrà tutto in sovrabbondanza” (Lettera Eucaristica 12-12)
Il nulla si impreziosisce lungo il percorso, quando esso permette l’analogia con ciò che è il Tutto per eccellenza: “Quanta analogia fra il nostro vero nulla e l’annientamento del caro Salvatore” (15).
Il nulla che fu all’inizio del tempo e da cui scaturì la Creazione sembra riprodursi nel contesto della Lettera, quasi come una nuova chiamata alla vita e all’ esistenza: “l’essere infinito di Dio e di Gesù, intimamente presente, sembra animare sensibilmente l’anima  e il corpo di un fragile nulla e farlo vivere della santità di un Dio che è immenso in tutto” (34).
Come si può notare il “nulla” richiama sempre un “tutto”.
E quando lo sguardo di Dio si posa su questo “piccolo nulla” lo rende capace di “tendere a procurare una grande perfezione delle persone che semplicemente salvarle” (Lettera Eucaristica, 39). Padre Médaille deve amare a tal punto questo termine che quando deve parlare di sé alla persona alla quale sta scrivendo, non esita ad affermare che essi non hanno “nessuna parte” nel realizzarsi del progetto. Ma ciò che la lingua italiana traduce con “nessuna parte”; il francese lo verga con un preciso “rien”.  Sembra quasi una firma.
Sentirsi qualche volta un nulla è una esperienza che prima o poi ci troviamo a fare. Possiamo rallegrarci nell’apprendere che questo stato d’animo può essere un trampolino di spiritualità. Così, quando gli altri ci considerano un po’ meno di quanto noi vorremmo, e sbrigativamente concludiamo che ci considerano un “nulla”, padre Médaille ci direbbe che in verità… è proprio così che stanno le cose.
Dovremmo familiarizzarci un po’ con questo termine così inconsueto, e ogni tanto dire a noi stessi che non conta “nulla” ciò che può sembrare o apparire, ma ciò che è vero e autentico.  Il nulla ci riporta alla giusta dimensione, alla statura vera del nostro essere creatura. La Scrittura traduce il “nulla” con “vanità”, con “polvere”, con “effimero”. E’ la verità dell’uomo appeso al filo dell’amore di Dio, che oscilla sull’abisso e richiama l’attenzione di Qualcuno che è interessato alla sua vita. Il “nulla” allora si fa silenzio interiore, spazio da cui sgorga la preghiera che non sempre è fatta di parole. Il mio nulla è una assenza che chiama la presenza di un angelo, di una parola, di qualcuno che riaccenda il cuore. Su questo scavo, a volte anche doloroso, si innesta Dio, un innesto che sempre si fa per ferita ma che è destinato alla vita.