Lectio del Mese


 
Lectio offerta dalla Equipe di Spiritualità dell'Istituto Suore di San Giuseppe

 
 
MAGNIFICAT
(Lc 1,46-55)
 
 
TESTO
«Allora Maria disse: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre”.»
 
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LECTIO
 
 
L’iniziativa di Dio domina tutto il cantico. Maria sposta l’attenzione da sé su Colui che ha fatto di lei una privilegiata. Il suo guardare dice di Lui come di un Dio «in uscita», in esodo costante da sé verso l’altro, un Dio che si supera, che rompe gli argini. Maria avverte e riconosce che su di lei – e anche su ogni altro uomo o donna – l’agire misericordioso di Dio «ha la precedenza»: avviene prima del suo «sì» rivolto all’angelo, prima di suo padre Abramo e della sua discendenza, prima di ogni cosa.
Maria sta «in basso», là dove stanno i poveri, dove suo Figlio sceglierà di stare, dove ama abitare Dio. In basso, dove sono quelli che non hanno, non sanno, non possono, non riescono, non comprendono. E da quella posizione contempla l’opera di Dio, senza saperne raccontare il perché ma vedendone e sapendone il come con molta chiarezza. Il come di Dio è la Misericordia. Quando Dio fa la storia, fa Misericordia. Quel suo «uscire verso» è la Misericordia. La Misericordia è un «moto a», una «via d’uscita», quella che prende Dio per incontrare la storia, quella che la storia può prendere perché Dio la apre.
Qual è l’opera principale della Misericordia?
È un agire di liberazione: Dio esce e fa uscire. Un fiume di «grandi opere» che, senza limitarsi al perdono dei peccati, esprime una forza di guarigione a tutto campo: i ricchi liberati dalla schiavitù della ricchezza, i poveri dalla prigione della miseria, i forti dall’ossessione del potere, i deboli dalle catene dell’impotenza, i superbi dal pericolo dell’autosufficienza.
In ogni occasione simile a quelle descritte, in cui avviene o è favorita un’esperienza di «uscita», incontriamo e tocchiamo con mano la Misericordia, espressione di un «Dio tutto in uscita».
Come può Maria vedere? Quali condizioni al suo sguardo?
Maria partecipa allo spettacolo da una posizione privilegiata: quella di chi sta in basso, come già detto. Per quanto la «bassezza» che le viene attribuita – tapeinosis, tradotto con «umiltà» – non corrisponda normalmente a una virtù morale, ma a uno stato materiale di povertà o umiliazione, in Maria prende immediatamente una connotazione religiosa, quella di chi sta spoglia e vuota davanti a Dio, nella ferma decisione di fidarsi totalmente e unicamente di lui.
Questo atteggiamento si traduce nella decisione di “occupare il proprio posto”, senza ridurre tutto allo stretto orizzonte del proprio io. Ciò che capita a Maria va a favore dell’umanità intera e l’opera della Misericordia nella storia illumina e integra la vicenda della donna.
E cosa vede Maria?
 
«Ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore».
Superbo è colui che rifugge la povertà di spirito. Convinto dei propri mezzi e capacità, progetta, pianifica, trama nel proprio cuore a vantaggio del solo suo interesse. Non lascia spazio alcuno alla sovranità divina e alla sua cura paterna, riempiendosi di sé e rendendosi schiavo di una ostinata autosufficienza. L’intervento di Dio sgombera il campo. Come quando si mette in fuga un nemico sul campo di battaglia – «disperdere» nel testo ha questa valenza – la Misericordia disarticola i progetti del superbo, costringendolo a riconsiderare la propria piccolezza e la propria incapacità di auto-salvezza.
 
«Ha rovesciato i potenti dai troni».
Si tratta di coloro che opprimono e vessano il prossimo, in particolare il più povero. Chi gode del potere e della forza lasciandosi ubriacare dall’esercizio della violenza. Chi non rinuncia ad alcun mezzo per scalare le posizioni fino ad arrivare a dominare senza rivali. Chi fa dell’affermazione di sé l’unico criterio della propria esistenza, eliminando ogni scrupolo pur di raggiungere l’obiettivo. Rinchiusi nella prigione elevata del potere, si ritrovano liberi grazie alla Misericordia di Dio, che nel farli ripiombare al suolo, consente loro di riconoscere quanto il potere sia un edificio fragile.
 
«Ha rimandato i ricchi a mani vuote».
Accecati dalla ricchezza, ad essa hanno sacrificato ogni altra cosa, servendola come si conviene a un Dio. Le hanno offerto le proprie forze, il proprio tempo, il proprio cuore. Ciechi rispetto ad ogni altra cosa che non sia l’accumulo, non vedono il povero, non vedono il prossimo, non vedono Dio. Nemmeno più vedono se stessi nei propri bisogni più autentici, a cui la ricchezza non sa mai rispondere davvero. La Misericordia “svuota le tasche” al ricco aprendo così uno spiraglio nella cecità interiore che lo costringeva in una solitudine assoluta.