Dentro il Carisma...


L'ALFABETO DI PADRE MÉDAILLE:
 
PROVVIDENZA
 
 
 
 
 
Il posto occupato dalla Provvidenza nella spiritualità del Piccolo Disegno è assai importante. Essa appare già nella Lettera Eucaristica, svolgendo le veci di una tenera madre che “guida ogni cosa” poiché essa “conosce bene tutte le nostre necessità e di conseguenza deve senz’altro prendersi cura di creature amorosamente annientate nel suo grembo, come appunto devono essere le anime del Piccolo Disegno” (23)
Nelle Massime di Perfezione la divina Provvidenza crea le disposizioni perché noi possiamo offrire “una perfetta adesione  alla volontà di Dio” (X, 10).
Anche “gli imprevisti, per quanto spiacevoli possano essere”, non sono da giudicare  “come contrarietà ma utili e necessari alla vostra vita” se li consideriamo come “espressione della dolce e affettuosa Provvidenza di Dio Padre verso di voi” (VII,3). Nelle Massime dell’Istituto “le braccia amorevoli della Provvidenza” si aprono per “accoglierci in un  confidente abbandono” (Massima 96). E’ un atteggiamento che a nostra volta le ricambiamo, “abbracciando le sue disposizioni con tutto l’affetto del cuore” (Massima 94). “La dipendenza” diventa “assoluta”  nella Massima 100 che conclude il breve scritto. La Provvidenza è l’altro nome del Padre celeste.
La Provvidenza chiama la nostra piccolezza, la esige come condizione perché essa possa esercitarsi, manifestarsi. La legge di Cristo non può essere vissuta che da cuori umili, piccoli, perché la dolcezza, l’umiltà e la piccolezza sono i tratti stessi di Cristo.
I piccoli sono esecutori fiduciosi e attivi di un’opera la cui complessità sfugge loro, ma nella quale riconoscono il proprio compito, la propria parte. Piccoli e rispettosi di ciò che Dio ha creato, offesi dalla violenza, feriti dalla prepotenza di chi si crede importante e indispensabile. Persone votate al combattimento, perché hanno il privilegio di trionfare sul male, sull’infelicità, sulla noia che si abbatte sulla vita di tanta gente. L’abbandono alla Provvidenza non significa dunque quieto vivere. La Provvidenza non è una serie di piccoli e continui interventi, di atti puntuali o di interferenze da parte di Dio. La Provvidenza non è l’aggiunta di quella goccia che manca perché la vita sia piena, quel centimetro in più, quella guarigione che arriva all’ultimo momento, ma è nelle forze dell’uomo che si uniscono tra loro, che creano comunione e solidarietà, una unione di energie: quelle di Dio con le nostre. La Provvidenza è l’esperienza del Dio con noi. L’orizzonte verso cui camminiamo, il desiderio che ci muove, la volontà che decide di abbracciare ciò che gli viene chiesto: tutto questo è il Dio-con-noi, la Provvidenza in azione. Essa agisce con noi, come l’anima che dà la vita al corpo. La Provvidenza si nasconde dietro ogni nostra capacità di dono.
E le cose che ci mancano? Anch’esse sono segno della Provvidenza, perché mantengono vivo in noi il senso dell’attesa. Ci tengono con le palme delle mani aperte in preghiera, con la vita diventata capacità di attesa e di vigilanza. Sempre ci mancherà qualcosa, quella goccia, quel centimetro, quel non so che, quel poco di salute.
Non tutto ciò che ci manca chiede di essere riempito, ma diventa passaggio verso Colui che solo è in grado di colmare la nostra esistenza incompiuta.