Arte & Liturgia


 
 
LA NASCITA DI GIOVANNI BATTISTA
 
Roger van der Weyden, 1400-1464
 
 
In questa settimana che segna la fine del mese di agosto, la Chiesa ricorda l’imponente, ma anche umile figura di questo messaggero del  Signore, l’unico di cui si celebri sia la nascita che il martirio.  Questo pannello dell’artista Roger Van der Weyden si trova a Berlino ed è dedicato a Giovanni Battista. Un’arcata divide la scena in due parti: nel fondo c’è la stanza dove Elisabetta ha dato alla luce il figlio; riposa su un sontuoso letto a baldacchino con la tenda rossa, assistita da una donna. In primo piano c’è la Vergine Maria, discretamente aureolata, che presenta il figlio al padre Zaccaria perché lo riconosca: “Giovanni è il suo nome”. Le luci sono brillanti, i colori sono vivi e tutto annuncia al mondo non solo la nuova nascita, ma un mondo nuovo. Giovanni è cugino di Gesù e la sua missione si compirà secondo quanto è scritto nel profeta Isaia: “Una voce grida nel deserto: preparate la via del Signore” (Isaia 40,3). Un uomo abbandona la vita mondana e si trasforma in eremita. Lontano dal centro delle decisioni politiche della sua epoca, trascorre diversi anni della propria vita tentando di preparare il cammino per il Messia. Si definisce come "Voce di uno che grida nel deserto". In un primo momento, possiamo pensare che quell'uomo - Giovanni Battista - non abbia avuto alcuna influenza nella sua epoca. Ma la storia ci dimostra esattamente il contrario: la sua presenza fu fondamentale nella vita di Gesù. “Quante volte ci sentiamo come delle voci che gridano nel deserto? Le nostre parole sembrano perdersi nel vento, i nostri gesti apparentemente non destano alcuna reazione. Giovanni persistette. A noi tocca fare la stessa cosa. Le voci che gridano nel deserto sono quelle che scrivono la storia del loro tempo”. (Paulo Celho)