Dentro il Carisma...


 
 
L'ALFABETO DI PADRE MÉDAILLE:
 
RAGIONE
 
 
 
 
 
Quando questa parola si è affermata nel linguaggio comune, è stata suo malgrado opposta alla parola Fede: l’una e l’altra sembravano impossibili da accostarsi senza escludersi a vicenda. Ma il tempo ha permesso un chiarimento reciproco e ora la ragione usufruisce del suo spazio di autonomia senza false contrapposizioni.
Padre Médaille la considera una buona moderatrice.
“Amate a agite per ragione e per dovere e non per impulso e per inclinazione” (Massima 36).
La ragione regola il comportamento e tiene a bada i sentimenti e le emozioni.
L’impulso e l’inclinazione sono delle fiammelle che ardono per poco tempo; ben presto si spengono e con esse l’amore e l’agire che avevano acceso. La ragione pondera e garantisce la durata dell’azione, la persistenza del bene, la continuità dell’amore.
Dunque la ragione non si oppone alla fede, ma al sentimentalismo.
Padre Médaille la chiama in causa – indirettamente – molte volte.
“Considerate”, “riconoscete” “convincetevi”.
C’è molto senso pratico in questi richiami, c’è un uso della ragione applicato alle situazioni della vita, c’è ponderatezza.  Nelle Massime dell’Istituto egli parla a delle donne che sanno di doversi guadagnare la vita, di doversi fare spazio nella società con intelligenza e prudenza e le mette pertanto  in guardia da ogni facile entusiasmo. Tra le qualità richieste alle persone che vorranno essere ammesse nella piccola congregazione di san Giuseppe egli giudica che sia “conveniente per la maggior gloria di Dio non riceverne alcuna che non abbia una natura fondamentalmente buona, cioè un sufficiente buon senso e capacità di ragionare”. (Costituzioni 119).
Ci stupisce tanta concretezza? Facciamone tesoro.
L’intelletto è una delle potenze dell’anima e deve continuamente  illuminarla scacciando le zone d’ ombra che potrebbero crearsi. Per questo padre Médaille consiglia di desiderare per l’intelletto “in tutte le cose un semplice sguardo a Dio, alla sua gloria, alla sua volontà, al suo unico beneplacito” (Massima 94) .
La ragione svolge il compito che le è proprio, ma per ciò che riguarda le verità da credere, anch’essa riceve luce dalla fede, gettando un “semplice sguardo a Dio”. Le basta un’occhiata, per comprendere ciò che è necessario, per ricevere la luce che basta, per orientare le scelte nella direzione giusta, per non complicare le cose: un “semplice” sguardo.
Fedele ancella, la ragione si pone al nostro servizio e ci aiuta a discernere, a capire, a giudicare, a cogliere gli aspetti più complessi della realtà, a trovare le soluzioni adatte.
Poi, quando entra nel santuario dove Dio si rivela all’anima, si fa discreta, “semplice” e anche in questo rivela la sua qualità di fondo più bella: essere espressione intelligente della ricerca di Dio.