Dentro il Carisma...


 
L'ALFABETO DI PADRE MÉDAILLE:
 
SPERANZA
 
 
 
 
 
 
Alla virtù della speranza padre Médaille dedica un breve capitoletto delle Massime di Perfezione.
Sono tre perle che si incastonano nella corona di chi, camminando da  tempo nella fede e nella pratica della carità, cinge questo diadema sul capo per far fronte alle “contraddizioni”, alle “apprensioni del timore umano”, ai “mali”  e  “alle sofferenze” e chi più ne ha ne metta.
L’ambito nel quale si colloca la speranza è vasto e variegato come lo è la vita.
Di lei parliamo molte volte, la citiamo quando ci troviamo ad affrontare un problema o siamo esitanti sull’esito di qualche iniziativa, ma raramente la trattiamo come essa merita. Non pensiamo mai seriamente che essa è una virtù cardinale e che merita onore come la fede e la carità. Sulle nostre labbra diventa quasi un breve lamento: “speriamo”, “speriamo in bene”, con un tono più scaramantico che fiducioso nell’avversarsi della sua forza interiore.  E’ opportuno allora restituirle dignità e onore, e padre Médaille lo fa con la determinazione che gli conosciamo. Lungi dal considerarla un pio esercizio facoltativo ci dice: “Nella pratica della speranza confidate tanto più in Dio quando nei vostri mali e nelle vostre sofferenze appariranno minori le possibilità di aiuto umano.” (Massime di Perfezione XII,1).
La speranza non è un fanalino di coda, da accendere a fine corsa, ma è una virtù grintosa, d’attacco e va mandata avanti.
Sentite: “Nelle difficoltà e nelle contraddizioni che incontrate nel portare avanti le vostre opere buone, premunitevi contro le apprensioni del timore umano e non permettete che il vostro coraggio venga meno.” (Massime di Perfezione XII,2). Padre Médaille non lascia le cose a metà, ma precisa nella stessa Massima la sua strategia: “Quando tutto sembrerà gettarvi nella disperazione, attendete tutto dalla bontà divina e, per ravvivare la vostra fiducia, siate convinte che se i vostri progetti sono di Dio, prima o poi si realizzeranno e i contrasti non serviranno che a rafforzarli ed a perfezionarli”.  Ma la speranza non è una garanzia, non funziona come una polizza di assicurazione; essa ci conforta anche nell’eventualità che: “se i vostri progetti non sono di Dio, dovete essere voi stesse le prime a desiderare che siano ostacolati e che si lavori per annullarli”.  I punti di appoggio della speranza sono:  “…la bontà di Dio, la sua fedeltà nel mantenere le promesse, i meriti del Salvatore Gesù e la vostra fedele corrispondenza alle grazie del divino Salvatore” (Massime di Perfezione XII,3). La speranza guarda lontano, ci allena a puntare sulle cose che non si vedono ma si sperano dalla bontà di Dio e così padre Médaille conclude: “Dio che vi ha create senza di voi, non vi salverà senza di voi, vale a dire non vi salverà se non trarrete profitto dalle sue grazie, facendo buon uso del vostro libero arbitrio”. La speranza è virtù attiva, non passiva. E’ sguardo gettato sulla sala del Regno dove tutto è pronto per il nostro arrivo, perché questa è la sua Volontà. Dunque “vivete serene in questa convinzione” (Massime di Perfezione XII,1).
Sembra poca cosa, come la speranza a cui è abbracciata, ma in realtà è la promessa della vita eterna.