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UNA PAROLA PER VIAGGIARE NELLA VITA
 
 
 
 
 
 
Tornando dalle vacanze sappiamo qualcosa in più non tanto di quanto il mondo sia migliorato o se sia andato via via peggiorando, ma di dove sta andando? Quali sono le nostre convinzioni profonde quando pensiamo al tempo che verrà?
Ciò che è sicuro è che oggi prevalgono parole di odio e violenza. Le orecchie di molti si sono chiuse, l’ascolto è diventato impossibile. Ci stiamo omologando nella logica dell’amico/nemico e abitiamo un tempo di trasformazioni radicali che generano paure e disagi. Eppure nel deserto di umanità che ci troviamo a vivere permangono attuali i due atteggiamenti di Gesù: parlare del regno di Dio e prendersi cura di chi ha bisogno.
Anzitutto ci vuole coraggio a parlare di Dio oggi. Non parlarne  in termini apologetici, Dio non ha bisogno di avvocati difensori, ci pensa da sé. Piuttosto è raro trovare chi sia capace di parlare di lui con parabole, condividendo storie di vita, raccontando di come dentro l’umano fiorisca il divino. Oggi è difficile anche perché per molti contemporanei la fede religiosa viene concepita quale conoscenza immatura e insicura, come una pseudoscienza.
Ma noi possiamo parlare di Dio? Certo che possiamo, ma dovremmo poterlo fare imparando da Gesù e così parlare del “regno di Dio”, per esperienze umane che si dischiudono al mistero, quelle esperienze che facciamo ogni giorno, a partire anche dalla tecnologia che ormai fa parte delle nostre vite.
La nostra esistenza è come un viaggio e per viaggiare in auto ormai non usiamo quasi più le mappe o le cartine, ci serviamo di navigatori che ci guidano lì dove noi vorremmo arrivare. E ci fidiamo di quella voce che di volta in volta ci guida e ci indica: svolta a destra, gira a sinistra, prendi quella strada piuttosto che l’altra… Sappiamo che c’è una connessione col satellite che ci dà in tempo reale gli aggiornamenti e le condizioni del traffico. È la metafora della nostra condizione: se solo imparassimo a fidarci della Parola di Dio, saremmo in grado di condurre la nostra vita, il nostro viaggio alla sua méta.
Una seconda cosa fa il Signore: guarisce tutti coloro che hanno bisogno di cure.
Chi non ha bisogno di cura? Noi tutti abbiamo bisogno di essere guariti dalla paura e dalla finzione. Come avremmo bisogno di profeti capaci di smontare le menzogne che oggi seminano il panico. Sì, oggi abbiamo bisogno di profeti che sappiano vedere avanti, che ci offrano una visione del futuro della storia e del mondo. Ma, ammesso che ci siano profeti simili, sapremmo ascoltarli?
“Se i profeti irrompessero per le nostre porte della notte incidendo ferite di parole nei campi dell’abitudine, cercando un orecchio come patria. Orecchio degli uomini ostruito di ortiche,  sapresti ascoltare?” (Nelly Sachs, poetessa ebrea tedesca).