Arte & Liturgia


 
LA CATTEDRALE
 
 
(Auguste Rodin, 1908, Parigi, Musée Rodin)
 
«Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa,
il Padre mio che è nei cieli gliela concederà». Mt 18,15-20
 
 
 Siamo davanti a una di quelle opere il cui titolo vale metà dell’opera. Perché dà un valore aggiunto di significato a un gesto misterioso, che potrebbe tanto incuriosire quanto lasciare indifferenti. Senza il titolo, saremmo fermi a due mani destre che si sfiorano, da cui è solo possibile dedurre l’appartenenza a persone diverse. Con il titolo, siamo guidati a capire che le mani si uniscono in preghiera. Poco importa se siano nell’attimo precedente (quando si cercano, si sentono...) o in quello seguente (quando si lasciano, dopo lo scambio di calore). Ciò che importa – e lo scultore ha intuito – è che, se due hanno voglia di stringersi, possono tirar su una cattedrale. E addirittura esserlo.  Di per sé la prossimità non basta a fare una coppia, tanto meno a dar vita a una comunità. E, a volte, ciò che sembra un popolo sono solo individui che vivono nello stesso posto. Nelle cattedrali, però, c’è una consapevolezza diversa, allorché i fedeli rendono presente il Signore celebrandolo insieme. La forza di queste pietre viventi, capaci di sfidare bufere e terremoti, viene dal fatto che i due – felici di sentirsi figli dello stesso Padre, quindi fratelli – smettono d’essere degli isolati. Rendendo felice anche il Padre: l’espressione «Se due di voi si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa…» è la spia della sua gioia quando non ci rivolgiamo a lui da soli. O quando, invece di “Padre”, lo chiamiamo “Padre nostro”. Prima di pregare da solo e per sé, forse uno si dovrebbe domandare: «So pregare con mio fratello e per mio fratello?».