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FRAGILI E STOLTI
 
 
 
 
 
L’umanità si è sempre illusa di poter dominare il mondo, vuoi con gli eserciti, vuoi con le costruzioni imponenti, vuoi – ed è la nostra società – con le conquiste tecnologiche. A raffreddare queste sciocche ambizioni ci pensa la natura stessa che, periodicamente, ci fa toccare con mano la nostra radicale fragilità e pochezza. In questi giorni è il caso degli uragani che hanno colpito la zona caraibica e la Florida. Non si tratta di terremoto, ma le immagini televisive ci mostrano che gli effetti devastanti sono simili: tutto viene spazzato via. Le ultime notizie sono quelle del terremoto in Messico di magnitudine 8,2 e di cui non è ancora possibile quantificare il numero delle vittime, e dell’alluvione che ha devastato Livorno. Per contro, le sorgenti del Po sono desolatamente asciutte per la mancanza di pioggia.
L’elenco degli avvenimenti e delle circostanze evidenziano la nostra incapacità di dominare il mondo, pur lasciando da parte i rischi di una guerra nucleare che metterebbe fine, (ritorsioni messe in conto) alla vita sulla terra o su una buona parte di essa. Il delirio di onnipotenza è molto antico, e non mancano mai coloro che “confidano nella loro forza, si vantano della loro grande ricchezza” (Salmo 49,7). La conclusione è brusca e realistica: “Non temere se un uomo arricchisce, se aumenta la gloria della sua casa. Quando muore con sé non porta nulla, né scende con lui la sua gloria. Andrà con la generazione dei suoi padri, che non vedranno mai più la luce. Ma l’uomo nella prosperità non comprende, è simile alle bestie che muoiono”.
In altre parole, girala come vuoi, rimaniamo simili alle bestie che muoiono.
L’insegnamento dell’antico salmo è ripreso da Gesù nella parabola dell’uomo che investe tutta la sua vita per arricchirsi. Anche in questo caso la conclusione è brusca e veritiera: “Dio gli disse: “Stolto questa notte stessa ti sarà chiesta la tua vita e quello che hai preparato, di chi sarà?” (Luca 12,20). Almeno noi, discepoli del Signore e da lui ammaestrati, cerchiamo di non cadere nella stessa stoltezza di crederci padroni del mondo. L’anno pastorale che ricomincia è una rinnovata occasione per continuare a costruire la nostra vita non tanto sulle nostre risorse (fragili), ma sulla pietra angolare (indistruttibile) che è il Signore Gesù.
Ed è anche una rinnovata occasione per annunciarlo agli altri.