Dentro il Carisma...


 
L'ALFABETO DI PADRE MÉDAILLE:
 
UMANITÀ
 
 
 
 
 
 
 
L’umanità riempie le pagine degli scritti di padre Médaille.
E’ l’umanità delle suore, del caro prossimo ed è l’umanità stessa dello scrittore, padre Médaille. L’umanità è ciò che ci accomuna tutti quanti, che ci raccoglie sotto un medesimo denominatore. Per il resto, padre Médaille usa il termine umanità forse una volta sola, nelle Massime di Perfezione: “Come dovete amare Dio sopra ogni cosa e ogni cosa per Dio, così dovete amare con tenerezza e forza in Dio l’umanità divina del Salvatore Gesù, verso il quale avete infiniti debiti di riconoscenza”. (XIII,9)
Accompagnare “l’umanità” di Gesù con l’aggettivo “divina” rivela una forma di rispetto peraltro già colta in altri passaggi nei quali padre Médaille ci parla del Salvatore: egli preferisce usare per lui il termine ”Persona”, invece di  “Uomo” o “umanità”. “Gesù Cristo ha nobilitato, deificato le sofferenze nella sua Persona” (Massime di Perfezione V, 3). Il testo in cui l’umanità di Gesù è oggetto di contemplazione, è sicuramente l’Esercizio in forma di colloquio.
L’umanità di Cristo non è un blocco monolitico, impreciso.
Essa si manifesta nelle “sue grazie, i suoi meriti, le sue intenzioni e tutta la santità della sua virtù, lasciando trasparire la sua dolcezza, modestia, semplicità e adorabile umiltà”. (Massime di Perfezione XIV,7).  Di queste cose, o meglio, di Gesù dobbiamo “rivestirci e riempirci”.
 “Gesù” è il Nome che padre Médaille usa di frequente: è il nome dell’umanità del Figlio di Dio.
 E la nostra umanità? La spiritualità dovrebbe arricchire la nostra umanità al punto che in essa possa rivelarsi, esprimersi in parole e azioni, la “duplice unione” con Dio e con i fratelli. I fratelli sono “l’umanità” alla quale dobbiamo andare incontro. E tra noi e i fratelli c’è l’umanità di Gesù, poiché egli è l’unico mediatore: “fate tutto in Gesù, con Gesù, per mezzo di Gesù” (Massime di Perfezione XIV,6).
Le opere di misericordia spirituali e corporali rivelano quanto sia completo il panorama della carità: tutto l’umano che c’è in noi e negli altri. L’amore arricchisce la nostra umanità, mediante la gioia che ci procura (ed è già un premio in se stesso), ma anche attraverso la sofferenza che le è legata. Chi non ha mai sofferto, patito, pianto, non sa amare. Chi non ha mai perso pur di rimanere fedele, chi non ha mai fatto un passo indietro per non prevaricare un’altra persona, chi non sa il prezzo dell’amore puro, non può amare veramente. Chi non ha mai rinunciato per non sciupare un bene vero, non ha abbassato gli occhi per non ferire con la sua verità, non sa ancora cos’è l’amore. Ma chi conosce anche questi passaggi dolorosi ha conquistato una diversa umanità e anche una qualità rara nella sua capacità di amare: la misericordia. Ma la strada è lunga.
Ci vogliono ripetuti tentativi, tanta forza per ricominciare dopo le inevitabili delusioni, determinazione nell’offrire il perdono, e altrettanta per riceverlo. Umanità in cammino verso la perfezione di sé, altrimenti detta: la santità.