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BENEDETTA E LE SUE RADICI
 
 
 
 
 
 
L'anno scolastico di Benedetta è appena iniziato: da qualche giorno ha iniziato a frequentare la seconda elementare. Lo sguardo di quella bambina, narra di un amalgama di fragilità e di grandezza, d'ingenuità e d'intuizione, di fascino e di mistero. L'altra sera la mamma aveva appena servito la cena quando lei, cristallina come lo sono  tutti i bambini sereni, se ne esce con una domanda: “Mamma, mi racconti come ho fatto a nascere?”. L'imbarazzo è stato totale e devastante nel cielo degli adulti seduti attorno alla tavola: certi giorni basta la trasparenza di una bambina per far esplodere la grandezza del mondo adulto. La sua domanda affiorava da una riflessione che la maestra aveva iniziato a scuola sulle “radici”: di una rosa, di una quercia, di un pesco. Poi aveva fatto in modo che i bambini continuassero la loro ricerca a casa, chiedendo ai genitori che raccontassero loro quali sono le “radici” della loro giovane vita. Benedetta ha intavolato la discussione all'ora di cena, ha preso gli adulti per mano, li ha costretti a scendere nel paese della loro infanzia e laggiù, mezzi confusi, li ha messi tutti al muro.
Un giorno non molto lontano, c'è da giurarci, anche Benedetta sognerà di diventare una persona originale, una donna originale. Originale – a chiederlo alla gente della porta accanto – lo si dice di una persona un po’ stramba, eccentrica. Lo si dice anche di “un tipo”, di un matto, di uno scentrato, di uno che è fuori dal comune. Eppure tutti questi sinonimi non rendono la grandiosità del cuore di questa parola. Il popolo latino ha nascosto nell'aggettivo “originale” una parolina che odora di terra e di concimi: “origo”. E' un sostantivo che ha come significato “radice, provenienza, inizio, stirpe”. Per chi si nutre delle bucce delle cose “originale” rimarrà solo sinonimo di bizzarria. Per chi, invece, sbuccerà il frutto per succhiarne il succo, quell'aggettivo si svelerà in tutta la sua bellezza: ti dico “originale” perché vedo che i tuoi piedi sono ben piantati a terra. Quando le radici sono ben ramificate dentro la terra, un albero potrà crescere a dismisura: il vento suderà sette camice anche solo per provare a muovergli le fronde. Quando non ha radici, invece, potrà anche diventare altissimo in breve tempo, ma basterà una piccola bufera primaverile per spezzargli la colonna vertebrale e farlo diventare poco più che legna da ardere.
Benedetta è una bambina fortunatissima perché ha trovato una maestra che l’ha messa sulla strada della vita consigliandole di andare alla ricerca delle sue radici, della sua storia, e della storia d'amore dei suoi genitori. Forse è questa la “buona scuola” nella quale tutti i bambini avrebbero il diritto d'imbattersi, proprio com'è capitato a lei: l'occasione di capire meglio chi sono e da dove vengono, per poi aiutarli a organizzare il percorso verso dove vorranno arrivare. Una buona scuola per un mondo più buono dove sempre più uomini e donne abbraccino l'ardire d'indossare gli stivali ai piedi e camminare nel fango della storia, per portare alla luce la Bellezza e l’originalità del proprio esistere.