Liturgia


 
 
 
SIGNORE, SVEGLIATI
 
In quel medesimo giorno, venuta la sera, disse loro: "Passiamo all'altra riva". Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: "Maestro, non ti importa che siamo perduti?". (Mc.4,35-38)
 
                     Sappiamo tutti come va a finire. Sappiamo che la storia finisce bene.
   Sappiamo anche che Gesù si meraviglia della paura dei suoi amici:
"Perché avete paura?" Come “perché”?
E se non ti avessimo svegliato?  Hai visto anche tu: la barca era quasi piena!
Se fosse stato per te... Già. Se fosse stato per te.
Tu ci hai detto di attraversare il mare in questa serataccia.
Tu ti sei fatto raccattare  così com'eri dopo il bagno di folla.
Potevi almeno darti una rinfrescata o mangiare un boccone.
E poi: che fretta c'era di partire?
E ancora: in tutto questo delirio di onde tu che fai? Dormi!?
Almeno non meravigliarti della nostra paura: è questa che ci ha salvato!
Ah no, Pietro e compagni. Proprio no.
E' Gesù che vi ha salvati, che ci salva, nelle più spaventose tempeste.
Ma chissà perché è necessario quel grido: per svegliarlo. O forse per svegliare me, convinto come sono di bastare a me stesso. Nessuno mi impone la Salvezza. Neanche Dio
Il suo sonno, che mi sembra insopportabile, prova con il fuoco i miei desideri più autentici: dietro ogni paura si nasconde un desiderio. Di vita.
E' vero. A volte, Gesù, sembra che non ti importi della mia paura.
Ma donaci sempre il coraggio, e la faccia tosta di ribellarci anche solo al pensiero che tu possa abbandonarci. Donaci di non vergognarci di gridare, per svegliarti.