Arte & Liturgia


 
 
LA FIDUCIA DI CHI SEMINA
 
                    (vetrata del XIII secolo, Canterbury, Cattedrale di N.S. Gesù Cristo)
 
«Un'altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno» (Mt 13,1-23)
 
Il seminatore sa da subito che parte di quei semi non andrà a buon fine e tuttavia non si avvilisce. Perché crede nell'autore dei semi. Questa è la prima di una serie di parabole, piccole storie con cui Gesù parla del regno di Dio, usando più immagini.  In tali racconti, privi di interventi divini, i miracoli toccano agli umani coi loro comportamenti. Il regno di Dio, infatti, è vicino ma viene se gli andiamo incontro, mettendo a disposizione i nostri doni e liberandoci delle malattie "mentali" (paure, fissazioni, idee sbagliate...) che ci tengono incatenati (in ciò sono terapeutiche, le parabole). A conferma del suo essere terra terra, la storia odierna presenta uno che con la terra ha a che fare: si tratta di un seminatore un po' particolare, che semina a pioggia, senza risparmio e senza calcolo. In modo appassionato e non scientifico. Tant'è che i suoi semi vanno a finire ovunque. E la potenza del suo braccio che vuole raggiungere chiunque, non negandosi a nessuno. Posta nel luogo da cui ebbe inizio l'evangelizzazione dell'Inghilterra, quest'antica vetrata va guardata pensando alla fiducia di chi semina la parola di Dio, più forte di qualunque avversità. Il seminatore si attiva senza preoccuparsi degli uccelli, dei sassi e dei rovi. Si attiva indipendentemente dal risultato, cioè senza l'assillo di prevedere dove cadranno i semi e senza l'angoscia di vederli sprecati. Il seminatore sa da subito che parte di quei semi non andrà a buon fine e tuttavia non si avvilisce, contando sul fatto che una buona parte attecchirà. Perché crede nell'Autore dei semi.