Dentro la notizia...


 
UNA SPERANZA NON MENO CHE ETERNA
 
 
 
 
 
 
Immediatamente dopo la solennità di Tutti i Santi, la liturgia ci invita alla giornata di Commemorazione dei Defunti, un giorno scolpito nel cuore di tutti. Anche per il credente la morte ha un volto mostruoso, brutale: la morte spezza tutto, spezza amori, sogni, desideri. Anche il credente continua a martellare il cielo con tante domande che restano senza risposta. Anche il credente sente un’indicibile malinconia, una terribile nostalgia per l’assenza di chi si è amato e ci ha amato. Ma l’angoscia, per il credente, è attraversata da una speranza, da una Presenza: quella di Gesù di Nazareth. Se la liturgia ci fa riflettere con tanta profondità sulla morte è anche perché ci vuole assicurare che la morte non è la fine di tutto, che la nostra speranza è non meno che eterna e che  "saremo giudicati sull'amore". E l'amore o è l'impegno di tutti i giorni o sarà il rimpianto di tutta la vita, come ci dicono queste "Occasioni perdute" di Ibsen: 
 
Mi ritrovai un'ombra, non un corpo, né persona.
Girai per casa e vidi per terra dei gomitoli.
Mi dissero:
Siamo i pensieri che tu non hai svolto.
Andai nel bosco e vidi le foglie secche:
siamo le parole che non hai dette e che dovevi dire.
Andai sui monti e udii i venti:
siamo le canzoni che non hai mai cantato
per la felicità degli altri.
Andai nei prati   e vidi le gocce di rugiada:
siamo le lacrime che non hai mai pianto per amore.
 
Tutta la storia, la nostra storia è segnata dal duello tra la vita e la morte, un duello che si può trasformare in un abbraccio. Ce lo ha insegnato con la sua vita e con la sua morte il nostro amato card. Carlo Maria Martini quando, parlando della morte, ha detto queste parole:
Adesso, anche se è lei a bussare,
io so che sarai Tu a entrare;
il tempo della morte è finito.