Dentro il Carisma...


 
ARDERE
 
 
 
 
 
“Abbiate in tutto e ovunque Dio solo davanti agli occhi, la sua volontà, la sua gloria, e non tenete conto del resto” (Massime Istituto, 17).
 
Padre Médaille ci invita a compiere un gesto inatteso nel ritmo frenetico delle nostre giornate: fermarsi per alzare gli occhi al cielo e benedire Dio. Un atteggiamento che era anche del Maestro Gesù: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra,  perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli» (Mt 11,25)
 
All’indifferenza di chi vive arroccato in ciò che già sa — o crede si sapere — Padre Médaille contrappone la splendida disponibilità dei «piccoli», degli umili, di coloro che hanno un cuore disposto a farsi guidare e ammaestrare, un cuore capace di ascolto e degli occhi capaci di vedere Dio all’opera: “Dio solo davanti agli occhi, la sua volontà, la sua gloria”.  Ma anche la seconda parte della Massima ha la sua importanza: chi sono le persone che sono capaci di non “tenere conto del resto”? Proprio i “piccoli evangelici”, perché i superbi di cuore, i grandi secondo il mondo, tengono conto del resto e in nessun conto “Dio solo, la sua volontà, la sua gloria. E’ la nostra piccolezza che ci consente l’accesso alla rivelazione di Dio, non è tanto un “rimanere” dentro una piccola misura, quanto un “diventare” consapevoli dei propri limiti per accedere — proprio attraverso di essi — a una misura più grande. Un cuore piccolo è un centro interiore così mite e disponibile da saper vivere al meglio ogni relazione, soprattutto quella con Dio.
Quante volte dimentichiamo questa splendida e liberante realtà — che viviamo di vita ricevuta — e cadiamo nella grande trappola, nella sottile tentazione di pensare che la maggior parte delle cose che ci accadono o che facciamo, in fondo, dipendano da noi, dalla nostra bravura, dalle occasioni propizie. Padre Médaille piazza lì questa Massima per renderci consapevole di essere solo uno strumento nelle mani di Dio e non una potenza che gode di vita propria. Le sue parole non lasciano scampo a questa sciocca vanità che ci pervade quando le cose vanno bene. 
«Può forse vantarsi la scure contro chi se ne serve per tagliare o la sega insuperbirsi contro chi la maneggia? Come se un bastone volesse brandire chi lo impugna e una verga sollevare ciò che non è di legno! (Is 10,15)
Contro questa presunzione del cuore ci sono poche medicine. Anzi, una sola: la lode che apre il nostro sguardo a un orizzonte più grande. Quello in cui c’è Dio e, quindi, ci sono anche gli altri. Quel Dio che fa ardere sempre la sua salvezza sotto il mistero della nostra vita. Affinché la brace dell’amore mai si spenga. «Sotto ciò che è sua gloria arderà un incendio come incendio di fuoco» (Isaia 10,16)