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UN NUOVO SGUARDO
 
 
 
 
 
 
Simone Weil scriveva, convinta di ciò che affermava: “Una delle verità fondamentali del cri­stianesimo, verità troppo spesso misconosciuta, è questa: ciò che salva è lo sguardo”. Ne hanno fatto mirabile e indimenticabile esperienza tutti coloro che hanno incontrato Gesù di Nazareth: i vangeli ce lo narrano con straordinaria potenza e insieme con semplicità, destando da sempre commozione e desiderio di sguardi che arrivano dritti al cuore, che sanno svelare e risvegliare la bellezza nascosta in ciascuno, sguardi liberi da pregiudizi, prevenzioni, sospetti, diffidenze, che ricreano e risvegliano.
Nella vita quotidiana ci sfioriamo con gli sguardi. Ci fissiamo per prepotenza, manteniamo lo sguardo per cortesia o ci perdiamo negli occhi dell’altro per amore. Lo sguardo è una meraviglia misteriosa. Quando guardi chi ti guarda, ti rendi conto che non dovresti trattare l’altro come un oggetto. L’altro è una presenza, è un «tu». Lo sguardo, però, può essere indiscreto, un giudizio ancor più spietato delle parole. Ciò che vale per le persone si applica anche alla nostra percezione dello sguardo di Dio. Jean-Paul Sartre, un filosofo esistenzialista ateo, racconta che, una volta, nella sua infanzia, mentre stava giocando con i fiammiferi ha bruciato un piccolo tappeto. In quell’istante, mentre cercava di nascondere le tracce del delitto, ha sentito «lo sguardo di Dio all’interno della sua testa e sulle sue mani». Era «orribilmente visibile» agli occhi di quel Dio. Sartre si è infuriato contro tale «indiscrezione» e da allora, racconta: «Dio non m’ha più guardato». Non c’è da meravigliarsi se quell’uomo è diventato ateo! Uno sguardo onnipresente di questa aggressività è insostenibile, è diabolico! Non è affatto questo lo sguardo di Dio nei vangeli.
Gesù guarda l’uomo e il suo sguardo creatore effonde in lui la bellezza originaria e originale di Dio. Lo sguardo di Gesù restaura l’immagine ferita di Dio. Se il cuore è pronto, basta solo uno sguardo d’amore per risorgere. Quando qualcuno ci avvolge con uno sguardo caldo, la nostra vita è visitata, siamo improvvisamente strappati dall’anonimato e dalla solitudine esistenziale. Gesù ascolta, accoglie e ama con i suoi occhi. Lo sguardo di Gesù trasmette, guarda dentro e ama; così nell’episodio del giovane ricco: «Gesù lo guardò dentro e lo amò» (Mc 10,21).
Ogni giorno ci viene offerta l’occasione per ritrovare lo sguardo di Dio su di noi, sulla vita, sul mondo. Impareremo che niente è profano quaggiù per chi sa guardare.
È necessario, ogni mattina, purificare il nostro sguardo, svincolandolo da ogni istinto di possesso, disarmandolo dai vari elementi di ostilità, aggressività, mali­gnità, durezza, ringiovanendolo, e restituendogli la capacità di stupore e di me­raviglia che fa nuove le cose. Ridandogli il gusto della scoperta dell'altro. L'altro come “inatteso”.