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LA PAROLA, UTENSILE PERFETTO
 
 
 
 
 
 
 
Responsabilità dell’affresco: su strato d’intonaco appena steso il pittore traccia linee infallibili che non possono essere corrette, rifatte, cancellate. Se sbaglia deve disfare l’intonaco.
Responsabilità nella potatura dell’ulivo: vanno tolti i rami che partono verticali e quelli che infoltiscono il centro della pianta. In mezzo ai rami dev’esserci aria da poterci tirare un cappello senza che s’impigli.
Responsabilità della parola: una volta pronunciata non può essere annullata, revocata, smentita. “Finché sono nella tua bocca tu sei il loro signore, quando sono uscite dalla tua bocca tu sei il loro servo”. Sono fatte di fiato, le parole, però portano peso, hanno la loro importanza, possono creare disagio o fiducia, essere false notizie o Buona Novella.
Nella Lettera di Giacomo, pubblicata in ogni Bibbia , la lingua è come il morso imposto ai cavalli, un piccolo strumento che guida tutto il corpo. Altra immagine di Giacomo: la lingua è come il piccolo timone che governa l’intero bastimento. C’è stato un tempo della civiltà che ha rispettato fino al timore la parola detta. Oggi tante parole pubbliche si sono liberate da responsabilità di conseguenze. Non devono rispondere di quanto affermano. Subito falsificate dai fatti, smentite da chi le pronuncia, sono assolte dalla formula: sono state fraintese.
Non sono friabili solo le parole pubbliche, ma anche quelle dette in privato. Una persona dice: ”Ti amo” e nel giro di un giorno, un mese, un anno si rimangia l’ affermazione. Più prudente il napoletano dice :”Te voglio bbene”, dove la forza del sentimento sta nel raddoppio della b di bene. Quando si indebolisce il trasporto, cade la doppia b: ”Te voglio bene”; è già anticipo di dimissioni. La parola è il più perfetto utensile della specie umana. Così perfetto che viene impiegato da Dio per la sua creazione. Prima dice, poi il creato avviene. “E disse”: questo è il suo verbo più frequente.
In mano alla specie umana l’ utensile subisce smussamenti, usure, perdite di manico e di senso. Il peggiore disuso è la mancanza di responsabilità.
 Come per l’affresco è il gesto del pennello, così deve tornare la parola a essere irrevocabile.
Come per la potatura dell’ulivo, così la parola deve portare solo rami a frutto.
Credere, credo, credito: questo è l’ olio spremuto a freddo, unguento dell’onore di una vita umana. Quando non comporta l’onere delle conseguenze, l’utensile parola è disonorato.
Meglio, se no, tacere: ”Silenzio, tu sei quanto di meglio io ho udito”, scrisse Pasternak rivolgendosi alla sua stravagante specie umana, in lode di parole custodite.