Dentro il Carisma...


 
IL PRIMO AMORE
 
 
 
 
 
 
“Ritenete per certo e come massima infallibile che non si è più santi quando si commettono meno mancanze e si pratica più facilmente la virtù, ma più obbligati a Dio e alla sua grazia, la quale rende spesso più ferventi nell’esercizio delle buone opere e meno esposte alle mancanze le persone che iniziano di quelle che hanno già fatto molti progressi” (Massime Istituto, 80)
 
Per comprendere di più il testo, forse ci può servire il paragone con gli affetti umani. Anche se ci piace pensarlo con molto romanticismo, ricordarlo come un momento magico e irripetibile, il primo amore non è autentico. Anzi, è pesantemente segnato da bisogni e dagli egoismi che il tempo sapientemente purifica, per lasciare spazio a una relazione meno emotiva e, dunque, più libera. Padre Médaille ci prende per mano per condurci fino alle porte di questa verità:  “le persone che iniziano”, che vivono con Dio la relazione del primo amore sono nel tempo in cui si “commettono meno mancanze e si pratica più facilmente la virtù”, perché Dio le sostiene, e quindi devono considerarsi  “più obbligate a Dio e alla sua grazia”. Chi invece si trova da lungo tempo in questo percorso di conversione, deve sapere che il Signore è contento di lui: «Sei perseverante e hai molto sopportato per il mio nome, senza stancarti”, ma non deve smarrire l’entusiasmo dei primi, per non farsi rimproverare di “avere abbandonato il tuo primo amore”(Ap 2,3-5) . Pur essendo una forma di amore ancora immaturo, il primo amore possiede una grazia particolare, che il tempo, le circostanze — e le nostre scelte — tendono a offuscare. Si tratta di un certo modo di vedere la persona amata oltre ciò che essa realmente è, la si guarda pensando al bene e alla felicità che noi siamo disposti a donargli, sinceramente e gratuitamente. Perché si ha l’incanto negli occhi, il sogno nel cuore. Ma questo succede anche nella vita spirituale: si parte in quarta e poi si fa fatica a mantenere il ritmo, si perde lo smalto degli inizi, si rallenta e non si percepisce più se si fanno dei “progressi” oppure no.
Nella vita, questo privilegio che l’amore concede nella sua primavera è una grazia da cercare e trovare continuamente. A qualsiasi prezzo, come fa il mendicante cieco nel vangelo che grida, si alza, accorda i passi della sua vita al Signore che transita accanto alla sua povertà. Così si riceve e si compie la grazia del vangelo. Non certo stipando nel cuore sentimenti che non proviamo più o indossando ipocrite maschere di affettata religiosità. Dio conosce la nostra fatica e la nostra volontà e desidera riconsegnarci sempre l’avventura dell’amore. È la cosa più dura da ammettere: che non siamo cattivi, ma perdiamo continuamente l’incanto degli occhi, l’umiltà di gridare tutta la nostra fatica e la nostra debolezza. Padre Médaille ci riconsegna alla libertà di manifestarci figli per tornare alle «opere di prima», e soprattutto a quelle meravigliose e nuove.
Infatti conclude la Massima 80 con queste parole: “Sappiate che la santità consiste in qualche cosa di molto nascosto, noto soltanto a Dio”.