Lectio del Mese


 
Lectio offerta dalla Equipe di Spiritualità dell'Istituto Suore di San Giuseppe

 
 
NATALE CHE COS'È
(LC 2,8-20)
 
 
TESTO
In quella stessa regione c’erano dei pastori che vigilavano e di notte facevano la guardia al loro gregge. E un angelo del Signore fu su di loro e la gloria del Signore rifulse intorno a loro, ed essi temettero d’un grande timore. E disse loro l’angelo: “Non temete, poiché ecco, vi porto il lieto annunzio di una grande gioia che sarà per tutto il popolo: oggi nella città di Davide è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo Signore. E questo sarà per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia”. E subito, all’angelo si unì una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: “Gloria a Dio nei luoghi altissimi,e pace in terra agli uomini che egli ama”.
E quando gli angeli si furono allontanati da loro verso il cielo, i pastori dicevano fra di loro: “Andiamo fino a Betlemme e vediamo quel che è avvenuto e che il Signore ci ha fatto conoscere”. E andarono in fretta, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E avendo visto, fecero conoscere la parola che era stata loro detta riguardo a quel bambino. E tutti quelli che udirono erano meravigliati delle cose dette loro dai pastori. Maria poi conservava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. E i pastori se ne tornarono indietro glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano visto e udito, come era stato loro detto.
 
* * ⇔ * *
 
LECTIO
 
 
Natale – che cos’è?
Un gran movimento. Che, ogni anno, rimette in moto tutto il mondo, un grande affare  che rimette in moto tutta l’economia.  Le due protagoniste del Natale sono la casa e la famiglia, le due protagoniste della nostra vita. Le due che danno gli ordini, che dominano la nostra vita, le due imperatrici della nostra vita. La casa e la famiglia. Infatti, Cesare Augusto è interessato a queste due. E noi facciamo normalmente quel che dice Cesare Augusto.
Natale – che cos’è?
La risposta di Cesare Augusto l’abbiamo sentita: un gran movimento, un grande affare, casa e famiglia. La risposta dei pastori è più sobria: Natale è semplicemente la parola evangelica che abbiamo ascoltato. Fare quel che dice la Parola evangelica. Ecco: questa Parola è Natale. Solo questa Parola e basta. Là dove c’è questa Parola è Natale, dove non c’è questa Parola anche il Natale non c’è.
Tutto parte però da un decreto (in greco: dogma) di Cesare Augusto.  Un dogma che mette in moto tutto l’impero, tutto il mondo abitato, un censimento. Tutti andavano a farsi registrare, ciascuno nella sua città.
Un movimento natalizio che conosciamo: ritornare nella propria città, nella città natìa, nel luogo dove sono nato, alle proprie radici. Il periodo di Natale è tempo di ritorno, di registrazione, di censimento.  Anche quest’anno: chi c’è e chi non c’è, chi non c’è più, chi siamo e dove andremo. Una specie di bilancio per governare meglio la propria esistenza.
In che cosa sono iscritto, per che cosa mi iscrivo, rifare gli abbonamenti, ripristinare rapporti. Cioè rifare l’iscrizione nel cuore di qualcuno e registrare i nomi dei cari iscritti nei nostri cuori. Insomma, ridefinire chi sono. Sono un cristiano o non lo sono? Lo vorrei
Essere o non lo vorrei essere? Lo vorrei essere così o proprio così – con questa storia di Natale – non lo vorrei essere, o non lo vorrei essere più?
Ma la parola ci parla anche di pastori. Non so se si sono fatti registrare anche loro o se qualcuno li abbia mai registrati. Sono lì, fanno il loro lavoro. Anche loro vengono mossi da una Parola, non da un decreto né di un dogma, ma da una predica e dal canto di un coro. In questo piccolo culto evangelico fuori dai grandi traffici del mondo trovano la gloria, lo splendore del Signore. Qui bisogna leggere bene il testo: la gloria risplende intorno a loro quando l’angelo porta la buona notizia. La gloria sta nella Parola evangelica. Nella Parola evangelica rivolta a loro.
Mentre noi tendiamo a glorificare la semplicità e la povertà dei pastori, glorifichiamo Maria, glorifichiamo Giuseppe, glorifichiamo Gesù bambino.
Ma se leggiamo bene il testo, cioè: se stiamo alle parole dell’angelo, non troviamo nulla di glorioso in questa storia, troviamo soltanto un segno. Alla fine, sì, i pastori glorificano: glorificano Dio. Cioè: cantano le lodi a Dio. Probabilmente il canto degli angeli. Come ti capita quando, finito il culto, il tuo cuore continua ancora a cantare i canti del culto che dà la gloria a Dio. Non glorificano né Maria, né Giuseppe (il patrono della casa e della famiglia genialmente ridimensionato), né Gesù bambino e neanche le circostanze – fra l’altro per nulla straordinarie - in cui tutto questo avviene. Ritornano al loro lavoro, con la buona notizia e il canto del gloria Deo nel cuore. La meraviglia è di altri, di coloro che li sentono. I pastori ritornano al loro lavoro cantando il canto dell’esercito celeste. Senza dover glorificare nulla e nessuno. Perché non devono più cercare né grandezza né ricchezza. Le hanno trovate in Dio. Non sono più dominati dai desideri di grandezza e di ricchezza, non sono più dominati da Cesare Augusto. Hanno trovato un altro Signore, un altro decreto, un altro esercito. Un’altra gloria. Sono mossi e commossi da un’altra Parola.
Oggi… è nato per voi un Salvatore. Da oggi c’è anche lui nella vostra vita e i dati del nostro
censimento non quadrano più, i conti sono da rifare. Alla luce della Parola evangelica che libera, che ti libera dalla schiavitù dei sogni di grandezza e ricchezza che ci fanno esaltare e glorificare gli uni a scapito degli altri. Non devi più dimostrarti più grande di quello che sei. Non devi più dimostrarti più bello e bravo (o più povero!) di quello che sei. Non devi più fingere, e dal momento che non ti devi più disperatamente occupare di te stesso, sei libero, in senso: si è liberato un posto nel tuo albergo. Si è liberato un posto nel tuo mondo per colui o colei che in questo mondo non ne ha trovato o gli è stato rifiutato, non è riuscito a iscriversi in questo mondo.  E con lui e con lei riscopri rispolveri gli altri nomi che si erano iscritti nel tuo cuore…
Il più clandestino di tutti i clandestini del mondo è Dio. Il più emarginato di tutti gli emarginati del mondo è Dio. Lo scomunicato dell’ecumene e dell’economia è Dio. Ma alla fine di Natale risulta: Dio è stato regolarmente registrato: gli fu messo il nome di Gesù.
Mentre i nostri nomi sono tutti iscritti nei cieli (Lc 10,21; Eb 12,23), registrati nel Libro della vita (Apc 3,5; Fil 4,3).
Una buona ragione per stare d’ora in poi alle parole dell’angelo: Non temete