Dentro il Carisma...


 
ISTRUZIONI
 
 
 
 
 
“In ogni vostra azione, se è per la sua gloria, desiderate di piacere a Dio più di tutte le persone che in questo mondo compiono le medesime azioni” (Massime Istituto, 33)
 
Le istruzioni con cui Padre Médaille ci accompagna come discepoli ad annunciare il regno di Dio non cessano di provocarci a una profonda e liberante conversione. Anziché preoccuparsi di specificare cosa dire, egli sembra maggiormente attento a indicare come farlo. Perché l’annuncio del Regno (che passa anche “in ogni vostra azione”)  è questione sia di forma che di sostanza; è problema di testimonianza, e non di marketing. Il Vangelo è un modo di vivere che, nella sua mite eloquenza, dovrebbe emanare luce, forza, guarigione. Soprattutto quando c’è in gioco “la sua gloria”.
“In ogni vostra azione”. Vostra, se agiamo da soli, ma ben sapendo che tante altre persone in questo mondo  “compiono le medesime azioni”. Noi dobbiamo cercare di “piacere a Dio”,  non agli altri, e nel fare questo dobbiamo padroneggiare quegli spiriti impuri, cioè quei pensieri cattivi che gettano nel cuore umano la gelosia, il protagonismo, l’autoreferenzialità.  Il “più degli altri” non si misura dal confronto antipatico su chi “fa di più”, produce di più, riesce meglio di… Il confronto è con l’occhio limpido di Dio.
Contro questa tenebra non esiste altro antidoto che l’evidenza di una comunione possibile, la testimonianza di passi compiuti insieme “per la gloria di Dio”. Se tu ti metti d’impegno a lavorare per la Sua gloria, troverai il modo di porgerti agli altri che permette alla grazia di Dio di espandersi a macchia d’olio, diventando come un unguento che sana e lenisce, che annuncia il Regno e che “piace a Dio”. È la testimonianza di una gratuità che in molti modi ci è dato di vivere ogni giorno. E non si può negare che tutti i giorni sono molte le persone che “in questo mondo compiono le medesime azioni”. Per annunciare il vangelo occorre vivere con una certa essenzialità che sia la manifestazione di una genuina libertà interiore. Altrimenti corriamo il rischio di fare molte cose e donarne altrettante, evitando che gli altri restino intimoriti di fronte all’arsenale della nostra bontà e del nostro zelo. Andare in povertà di spirito - ma desiderando di fare bene quello che ci è chiesto - è l’unica garanzia di una libertà autentica che ci libera persino da esiti e aspettative. Perché potrebbe anche succedere che si faccia fiasco! Non dobbiamo arrabbiarci se in famiglia, al lavoro, in parrocchia, le cose non procedono come vorremmo. Dobbiamo solo scuotere la povere dai piedi, per far capire all’altro che bella occasione si è perso — a non incontrarci — e poi riprendere il viaggio. Se poi sei riuscito ad essere “gradito a Dio”, perché in quello che hai compiuto era evidente la “sua gloria” e non la tua, questa è la migliore pubblicità alla benevolenza di Dio, in grado di annunciare che esiste un amore talmente bello da poter essere avvicinato.