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LA LOGICA DEL DONO
 
 
 
 
 
 
E adesso che ne facciamo dei regali?
Il periodo natalizio, con il tradizionale scambio di regali, è ormai passato; diversi degli oggetti ricevuti sono lì, ammucchiati in qualche angolo in attesa che decidiamo come servircene.
E’ dunque il momento per trarne qualche spunto di riflessione: il donare – come il mangiare o il vestire – è una delle strutture dell’umano.
Offrire qualcosa a qualcuno è affermare che siamo felici che esista e che sia in relazione con noi; ha a che fare con il desiderio di procurargli gioia. La sovrabbondanza di mezzi ha reso più frequente e quotidiana l’abitudine di scambiarseli, ma rischia di indebolirne il significato. Ecco il regalo obbligatorio: per una festa a cui siamo invitati, il Natale, il compleanno, la promozione. E si moltiplicano oggetti inutili...
Dono è ciò che non è dovuto: ha a che fare con la gratuità, con il dare liberamente e in modo sovrabbondante, senza calcoli di contraccambio, perché se i rapporti sono letti in chiave di interesse non c’è dono. Al massimo ci sono omaggi promozionali, gadget. La nostra cultura, nei suoi aspetti più evidenti, non favorisce la logica del dono.
Tutto si compra: oggetti, attività, ma anche immagine, benessere e talvolta affetto e amore.
I rapporti sono condizionati: ci si sta dentro finché conviene, mentre si tende ad uscirne quando il rapporto costi-ricavi è sfavorevole.
Fare e ricevere doni, se vissuto con autenticità, ci richiama ad una realtà più profonda.
Cominciamo a intuire che siamo noi stessi dono, che la realtà è dono, anzi, che il dono è la stoffa di cui l’essere è fatto. Al punto che ciò che non è dono non ha consistenza.
Tutte le relazioni quotidiane – se le prendiamo sul serio e non ne rifiutiamo la reale profondità – ci provocano a entrare in questa logica e ad esprimerla concretamente. Il dono infatti non è mai astratto, passa attraverso gesti concretissimi.
Tre esempi.
Il dono del tempo: tutti hanno fretta e sono sempre occupati a correre qua e là; sembra di non vivere senza questo continuo movimento. Ma basta essere accanto ad un malato, o sperimentare l’immobilità forzata, per percepire come sono preziosi pochi minuti di presenza che un altro ci regala. Impariamo a farci con più larghezza l’un l’altro il dono del tempo.
Il dono dello sguardo: spesso ci scivoliamo accanto senza vederci. Possiamo invece prestare attenzione, far sentire a ciascuno che viene visto e guardato con benevolenza, che il suo esserci non è indifferente.
Il dono dell’ascolto e della parola, sovente dimenticato sommersi come siamo di rumori, suoni, immagini. Prestare attenzione fermandoci ad ascoltare l’altro.
A ciascuno il compito di scoprire ogni giorno i modi del dono.