Dentro il Carisma...


 
 
COME DEBOLI STRUMENTI
 
 
 
 
“Piaccia alla bontà divina che noi possiamo contribuire, sia pure come debole strumento, a ristabilire nella Chiesa questa totale unione delle anime in Dio e con Dio” (Lettera Eucaristica, 32)
 
Dove siamo noi in questa preghiera? Dove siamo noi in questa vita?
Abituati a considerarci liberi signori della nostra vita, fatichiamo ad entrare nella logica del servizio, dell’essere “deboli strumenti”. Padre Médaille ci chiede una profonda conversione nella linea del Vangelo. Forse non ce ne siamo nemmeno accorti, ma questo passaggio della Lettera Eucaristica ci ricorda che: “quando avrete fatto tutto ciò che vi è comandato”, non siamo altro che “servi”. Un lungo, duro e talvolta doloroso processo: passare dal credersi signori al riscoprirsi servi, dal credere di poter dare ordini al capire che, in realtà siamo strumenti, dal credersi chissà come indispensabili al dire: noi siamo servi inutili, abbiamo fatto quello che eravamo in obbligo di fare. E’ quello che Gesù ha vissuto. Noi lo chiamiamo “Signore”. Ma l’unico titolo di cui sappiamo con certezza che Gesù stesso si era dato è quello del “servo”. Così anche tu, ovunque tu sia, pensa: sono qui non per essere servito, ma per servire. Qualcosa cambia. Senz’altro la relazione con le persone che incontri. Essere un servo inutile. Il contrario di quello che vogliamo essere: signori utili. Tutti vogliamo essere riconosciuti in quel che siamo e che facciamo, almeno gratificati. Ho profondamente bisogno di sentirmi utile. Pensate alle persone anziane che soffrono perché continuamente si credono inutili. Devo essere utile. Devo dimostrartelo. E’ un comandamento. Forse più importante, più incisivo di tutti gli altri comandamenti. Non c’è scritto nel decalogo, ma esercita potere su di noi. E’ liberatorio scoprirsi, confessarsi un servo inutile. Prova a dirlo: “sono un servo inutile”. Prova a dirlo in faccia alla dea utilità che vuole comandare ogni fibra della tua esistenza: “sono un servo inutile”. Per un momento sei un essere umano, sei stato te stesso. Per un momento sei stato ciò che dice l’evangelo: un servo inutile. Ma allora perché facciamo quel che facciamo? Semplicemente per amore. Punto e basta. Solo quando hai scoperto di essere un servo inutile sei veramente libero. Solo allora puoi capire come si sente uno che crede di essere inutile, emarginato, senza voce, senza forza, senza salute, senza bellezza, senza denaro, senza tetto, senza amici. Solo come servo inutile puoi anche stare con la creatura che si trova immersa nella sofferenza inspiegabile, inutile. Un servo inutile è segnato dalla croce. Non ha più nessuna forza in sé stesso, la sua forza è in Dio, nella promessa della risurrezione, nella promessa della nuova creazione. E basta. Ma come un tale servo inutile puoi e vuoi fare tante cose. Non dirai più: adesso devo fare questo o quest’altro, ma ora posso farlo. Ora che sono un servo inutile, ciò che voglio fare con l’aiuto della “bontà divina” è una cosa ben superiore alle mie forze: “contribuire, sia pure come debole strumento, a ristabilire nella Chiesa questa totale unione delle anime in Dio e con Dio”.