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LA NEVE CADE DAL CIELO, IL FUTURO NO
 
 
 
 
 
 
Esiste un mondo da "abitare" come casa nostra, ma se i genitori non riescono ad abitare neanche la propria casa o il proprio quartiere come si fa? Le baby gang sono purtroppo un tema di drammatica attualità. Ragazzi che sfrecciano senza casco sotto gli occhi della polizia urbana? Abitanti di un quartiere che ostacolano il lavoro delle forze dell'ordine? Spesso la cronaca ci mostra come il problema dei ragazzi non sia affatto limitato al Sud, visti i gravissimi episodi verificatisi anche al Nord, come a Zevio (VR) o a Torino. Questo vuol dire che il problema è italiano, globale, cioè di tutti e tutti dobbiamo farcene carico, come diceva don Milani. Perché sarà anche questione di scarso senso dello Stato, carenza di supporti, di adeguati finanziamenti, di scelte politiche ma non si può sempre delegare ad altri, occorre che ciascuno si assuma la propria responsabilità. Quando arriva la neve non si può aspettare gli spalatori del Comune, si prende la pala e via; e in montagna, dove la quantità è ben maggiore, chi ha un mezzo lo mette a disposizione e sgombra, gratuitamente, una strada, un cortile. Certo, il discorso è molto più complesso e occorrerebbe un'attenta analisi sociologica ma c'è una domanda che affiora da qualche giorno: ma dove stanno le famiglie e le comunità? Si parla spesso di un ruolo dei genitori da recuperare, ma qui talvolta non sembra trattarsi di recupero bensì di una totale rifondazione. Non occorre invocare, come ha detto qualcuno, un coprifuoco per i ragazzi minorenni, è necessario che le famiglie tornino ad essere tali, vale a dire la prima comunità educativa nel senso più autentico del termine. E cosa c'è di più educativo della testimonianza di mamma e papà? Non è solo la fede ad essere tramandata, ma anche il senso dello Stato, il senso di appartenenza ad una comunità più grande, il senso del bene comune e della legalità, come insegna la dottrina sociale della Chiesa che invita non solo a costruire la città di Dio, ma anche quella degli uomini. Non siamo più capaci di "abitare": innanzitutto il nostro tempo (perché troppi s'immaginano ancora almeno un decennio fa), la nostra cultura (si vorrebbe allontanare il cambio epocale che pure è sotto i nostri occhi), e su tutto si vorrebbero evitare le proprie responsabilità. Così di fronte all'attualità del bullismo e dei crimini "per scherzo", ma anche della crisi che attanaglia i nostri giovani come del resto tanti adulti, cominciamo ad allontanare ogni alibi e rimbocchiamoci le maniche. Non è sempre responsabilità di altri (la politica, la Chiesa, il parroco di turno ...), ma innanzitutto "nostra". Non occorre alimentare il numero dei "rancorosi" che ritengono di non aver ricevuto nulla: ma noi che abbiamo dato? Che cosa diamo? So di aver semplificato alla grande, ma inutile aspettare che le soluzioni cadano dal cielo, come la neve. Costruire il futuro è un'altra cosa.