Lectio del Mese


 
Lectio offerta dalla Equipe di Spiritualità dell'Istituto Suore di San Giuseppe

SAN GIUSEPPE
(Mt 1,13-23)
 
 
TESTO
 
Dopo la partenza dei Magi, ecco che un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse:“Su, alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto e rimani lì fino a mio nuovo avviso. Erode infatti è in cerca del bambino per ucciderlo”. Egli si alzò, prese con sé il bambino e sua madre, nella notte, e partì per l’Egitto. Lì rimase fino alla morte di Erode.
Dopo la morte di Erode, ecco che un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra di Israele. Sono morti infatti quelli che insidiavano la vita del bambino”. Egli si alzò, prese con sé il bambino e sua madre e si incamminò verso la terra di Israele. Ma quando seppe che in Giudea regnava Archelao successo ad Erode suo padre, ebbe paura di recarsi là. Avvertito però in sogno, se ne andò nella regione della Galilea, e là giunto si stabilì nella città chiamata Nazaret. Ciò affinché si adempisse il detto dei profeti: sarà chiamato Nazareno.
 
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LECTIO
 
 
 
 
 
Giuseppe, uomo giusto, porta dentro di sé una volontà buona verso Dio e verso gli altri.
Alzati, prendi con te il bambino e sua madre. Questi verbi nel testo greco hanno in sé due idee che si completano: quella del farsi carico e quella dell’abbracciare. Questo verbo ritma tutta la vicenda di Giuseppe: è ripetuto perché lo caratterizza. Giuseppe nei vangeli non dice grandi cose, è uno che fa e questo fare è attorno a questo verbo decisivo: prendi con te, porta con te, fatti carico e abbraccia. Giuseppe vive questo “prendere con sé”, questo “farsi carico e abbracciare” sia come sposo che come papà. La sua genitorialità prende luce dalla sua nuzialità, non c’è aspetto che si può vivere separato dall’altro. Giuseppe non ha bisogno di ritagliarsi un ruolo. Lui ce l’ha già il suo ruolo, quello di abbracciare e prendere con sé la sua sposa e il suo bambino.
 
S’incamminò verso la terra di Israele, entrò nel paese d’Egitto. Giuseppe è un papà che porta suo figlio nella terra di Israele. Questo è il suo ruolo e la sua responsabilità di padre, è uno che ha molto chiaro dove deve portare. Sa che alla fine di questo cammino non c’è un posto qualsiasi ma il posto della promessa, il posto dove si vive la fedeltà di Dio agli uomini e degli uomini a Dio. Questo è il posto dove Giuseppe vuole portare suo figlio. L’abbraccio di Giuseppe nei confronti di Maria e soprattutto nei confronti di Gesù non è sentimentale, ma è il gesto di colui che sa di condurre il proprio figlio in un posto dove insieme a lui vivrà di una fedeltà reciproca, alla propria famiglia e a Dio.  Giuseppe sa che qui si compirà il progetto che Dio ha su di lui come uomo, padre e sposo e su Gesù. Gesù arriva a Nazaret dove Giuseppe ha scelto di condurlo, lì dove si compirà il progetto di Dio su di lui.
 
 “Si deve compiere la Scrittura”. Il compiersi della Scrittura, l’ascolto della Parola di Dio fanno il suo essere padre. Il criterio educativo di Giuseppe, quello che lui trasmette a suo figlio è il compiere la Parola, il vivere della Parola, dell’ascolto di Dio. Giuseppe modella la sua vita su questa norma che consegna a Gesù: una scrittura che si realizza nella vita.
Quella di Giuseppe è una paternità silenziosa. Giuseppe nei vangeli non è uno che parla, è uno che fa; non è trascinato nelle cose, lui ci sta dentro e dentro le cose opera, dentro le situazioni agisce per la sua sposa e per il suo figlio. Sa mettere i primi paletti nella vita di Gesù, ma è anche uno che diventa capace – ad un certo punto della vita di Gesù - di uno straordinario secondo piano, di un tirarsi indietro che è un farsi da parte. Non è uno al quale, ad un certo punto, non interessa più e lascia fare; semplicemente accetta di diventare una figura di secondo piano nella vita del figlio. Giuseppe fa il suo gesto riassuntivo, dopo non ci sarà più,  accompagnando Gesù a Gerusalemme. Lo accompagna nel tempio e lo lascia dire e si lascia dire da Gesù quello che a nessuno piace sentirsi dire: Perché mi cercavi? Non sapevi che io devo occuparmi delle cose del Padre mio? Di un altro dunque….    
Giuseppe passa dalla condizione di colui che ha portato a quella di colui che ha consegnato. Fino adesso è Gesù che segue Giuseppe. Dopo Gerusalemme,  è Giuseppe che segue Gesù e che lo consegna. Mi sembra che in questo episodio ci sia il compimento della sua vicenda paterna come a dire: Dio non si è sbagliato nei miei confronti, siamo arrivati in fondo al cammino. Nel silenzio vive il suo Magnificat, vive lì la pienezza della sua condizione di padre, nel momento in cui riconosce che questo figlio è adesso davvero Figlio del Padre e che sta avviandosi a vivere lui stesso in pienezza questa sua nuova condizione di Figlio di Dio.