Dentro il Carisma...


 
LA SUA PASSIONE
 
 
 
 
 
“O Gesù, quale profitto dobbiamo trarre dalla tua santa Passione, noi che con il Battesimo siamo inseriti nella tua santa morte?” (Elevazioni e contemplazioni,Capitolo II, sezione XI)
 
Facessimo tacere le parole roboanti e i discorsi sublimi. Potessimo sospendere una volta il celebrare ampolloso e riuscissimo nel miracolo di lasciar spazio alla grammatica di Dio.
Il profumo del vino versato e la fragranza del pane spezzato. L’aroma aspro e intenso del convivio umano. Il sottofondo di un colloquiare familiare, il suono dolce di parole drammatiche ma cariche di misericordia. L’odore acre della paura che si mescola alla terra e alle foglie d’ulivo, poi la luce delle torce e lo sferragliare delle armi. Il calore di un bacio seppur violento, il sapore delle lacrime del pentimento, il canto di un gallo mattiniero. Tutto di quell’inizio di Passione è teofania, è manifestarsi di Dio. Sapessimo dargli voce ancora e per sempre. Perché il primo e più vero atto di fede sta nel riconoscere e rispettare che il modo di rivelarsi di Dio ha i contorni di una vicenda assolutamente e indiscutibilmente umana. E’ lo straordinario che avviene nell’ordinario, è l’infinito che accade nel particolare, è l’eterno racchiuso in un istante. Dio toglie il velo dal suo Volto nell’intimità di una cena tra amici. Un cena solita. Tradizioni consumate, parole e gesti consueti. Avviene così che Dio si sieda a tavola con colui che lo rifiuta mostrando la propria condiscendenza. E’ addirittura urtante l’essenzialità di quel “Tu l’hai detto” rivolto al traditore: quattro parole in cui sta tutta la volontà di Dio nel rimettere sempre in gioco l’uomo e la sua autodeterminazione senza mai ingabbiarlo. La misura del perdono di Dio si mostra in un tozzo di pane offerto e un sorso di vino condiviso. Niente con cui non ci fosse familiarità, frasi che aprono uno spiraglio sul mistero divino: “Il mio corpo… il mio sangue… per la remissione dei peccati”. Dio si dona totalmente e incondizionatamente agli uomini, senza distinzione tra giusti e ingiusti, tra santi e peccatori nel riserbo di una cena privata. E’ narrata così, come una fragile profezia, la profonda conoscenza del cuore dell’uomo da parte di Dio e il Suo restare fedele nonostante il peccato. La comprensione e la condiscendenza per la sonnolente stanchezza dei discepoli, l’ordinarietà di un bacio mortifero accettato, l’ingenuità del chiamare “amico” il proprio omicida, l’ambiguo rifiuto dello scontro, l’accettazione silenziosa dell’abbandono dei propri seguaci sono i tratti definitivi della disponibilità di Dio a lasciarsi fare dall’uomo e il consegnarsi disarmato nelle sue mani. Lì avviene la condivisione di Dio del dramma umano e il suo attraversare il male perché l’uomo non si senta più solo. Riascolta - ci invita padre Médaille -  i fatti di questa prima notte di Passione e vedrai la Misericordia prendere  le sembianze confidenti di un fatto intimo, ordinario, familiare, come di una cena tra amici. Ti accorgerai quanto profondamente conosca la durezza e la difficoltà dell’essere uomo, e perciò di come abbia la sostanza di una perenne apertura al cambiamento del cuore, dell’assoluta assenza di giudizio e della fiducia nella sintonia tra il bene e l’animo umano. La vedrai agire come una resistenza attiva al male nella forma di un rimanere accanto e ostinatamente in comunione anche con chi oppone il rifiuto definitivo.