New


 
IL CANTICO DI GIUSEPPE
 
 
(Konrad Von Soest, 1403)
 
 
Quest’uomo, chino ad attizzare il fuoco per preparare il cibo è san Giuseppe.
Lasciamo che il quadro ci parli. Giuseppe non canta con parole, ma solo con il quotidiano prendersi cura. Il cantico di Giuseppe è la prossimità affidabile, la sollecitudine per quello che serve, il rendersi disponibile anche per l’imprevisto. Il cantico di Giuseppe è la vigilanza che si prende cura della vita che gli è affidata. Il cantico di Giuseppe è la fatica e la fierezza, è la tenerezza e la discrezione, è l’affetto intenso e puro. Il cantico di Giuseppe è la libertà dall’amor proprio: non fa conto di sé e non pretende attenzioni, non è incline al lamento né al risentimento. Giuseppe porta la responsabilità e il suo cantico è nella quotidiana vigilanza e nella naturalezza del prendersi cura: “Mi è stato affidato, devo pensarci io. Che cosa faccio di straordinario?”. Essere prossimo affidabile, responsabile, in tenerezza, in sollecitudine e in discrezione, nel vivere quotidiano: ecco ciò che il nostro Dio chiede anche a noi. Il quadro continua a parlarci e a evocare  nuove risonanze.
Bisognerà pure che nel campo dei dormienti qualcuno attizzi il fuoco nella notte. (Kafka)
Giuseppe, l’uomo che  tiene acceso il fuoco della tenerezza, della giustizia, anche quando
tutto intorno ci sembra irrimediabilmente buio. A volte la cenere sembra pesare a tal punto da spegnere la brace, ma il nostro santo sa risvegliare il divino che abita in lui e sa restare un uomo dal cuore grande.  In molti quadri san Giuseppe viene raffigurato vecchio. Ma chi è vecchio? E chi è giovane? È giovane chi ha desideri, chi ha progetti, chi ha sogni, chi segue i sogni con coraggio e audacia, come s. Giuseppe. È vecchio invece - anche se ha vent'anni - chi ha rinunciato a sognare, a lottare, chi si è assestato - in questo mondo di pesanti ingiustizie - con rassegnazione o con furbizia.  Così descriveva padre David Maria Turoldo i cristiani di cui il mondo e la Chiesa hanno bisogno oggi: Uomini certi di Dio, uomini dal cuore in fiamme. Credo sia stato così Giuseppe, lo sposo di Maria, il padre di Gesù. Si è fidato largamente, si è affidato. È stato un uomo certo di Dio. Ha dato vita ai sogni.
 
Non c’è nascita e quindi speranza in cui l’uomo e Dio non siano coinvolti insieme.
Dio non può farcela da solo: per realizzare il suo sogno
deve entrare nei sogni dell’uomo
e l’uomo deve poter sognare i sogni di Dio.
(A.Heschel)
 
Se spostiamo lo sguardo da Giuseppe, il quadro ci regala un’altra meraviglia: non è Maria a baciare il suo Bambino, è il Bambino che bacia lei. La fede è proprio questo: lasciarci “toccare” da Dio, lasciarci amare da Dio. Soltanto attraverso uomini toccati da Dio, Dio può far ritorno presso gli uomini. Qualcuno ha scritto che “Lo sguardo che Dio posa sull’uomo ha la dolcezza di un bacio”. Questo amore scritto dentro di noi ci farà capaci di grandi cose, ci farà capaci di riamare. Buona festa di San Giuseppe.