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PASQUA DI RISURREZIONE
 
 
 
 
 
 
 
Lei, la Madre, l’hanno pizzicata, frettolosa e ansimante, che stava scegliendo il vestito più bello da indossare. Tutti la pensavano sofferente e rassegnata sotto la Croce; pochi avrebbero scommesso che le esili spalle di quell'incredibile Bellezza di Nazareth avrebbero retto la luce della storia. Era lì sul crepuscolo del giorno, là dove la notte cede il passo all'aurora, a scegliersi la tunica da indossare sulle spalle, i sandali da mettere ai piedi per correre più veloce sull'erba. Intanto, ripassava in segreto le parole per potergliele dire tutte d'un fiato non appena l'avrebbe incrociato, quel Figlio suo Risorto. Da quella notte le madri nel mezzo dell'angoscia generale allenano la voce per intonare i canti e fare le prove generali per la Risurrezione.
Dicevano di lei: “La povera donna”, e intanto picchiavano suo figlio. Perché gli uomini sono fatti così, mai li si potrà cambiare. Lei sapeva invece che  Lui era venuto a cambiare proprio l'uomo. Tutti la rispettavano, tutti la compiangevano, perché tutte quelle persone, in fondo, non erano forse cattive. Compivano le Scritture.
Di mille accoglienze fu protagonista questa Donna alla quale stamane tutto il mondo deve il grazie più commosso: per averci creduto fino alla fine. I Vangeli – le cui parole vacillano quando il soggetto è Lei – raccontano che a casa di Maria tutti erano a loro agio: dalle vicine di casa alle vecchie compagne di Nazareth. Dai parenti di Giuseppe, agli amici di gioventù di suo figlio. Dai poveri della contrada, ai pellegrini di passaggio. Da Pietro in lacrime dopo il tradimento, a Giuda che forse quella notte non riuscì a trovarla in casa. L'avevamo lasciata lassù qualche ora fa, sotto il peso di quella Croce infame e infamante. Lasciata lassù e poi noi, come talpe coraggiose, ci siamo tappati nei nascondigli perché dopo il Pastore non ne facesse le spese pure il gregge. Noi nascosti, Lei viandante, così semplice da immaginare e pitturare. Qualche ruga perché da tanto tempo non conosce il sonno, perché nei suoi unguenti c'erano più lacrime che mirra e aloe, perché il panno per asciugare il volto del Figlio era cucito di silenzio. E in quello sguardo che accarezza il vuoto del sepolcro se ne sta racchiusa una vita di sogni, di attese e di fatiche.
Michelangelo ne tentò l'ardita sfida di scolpirla nel marmo quella storia d'amore. Ciò che gli riuscì fu un capolavoro; ancor poco, però, al cospetto della realtà.
"Raccontaci, Maria – s'incuriosisce la liturgia in un'antica sequenza -: che hai visto sulla via?" E lei, donna del venerdì santo, dà voce a giorni di partoriente attesa: "La tomba del Cristo vivente, la gloria del Cristo risorto. Cristo mia speranza è risorto; e vi precede in Galilea".
La strada è lunga solo per chi non va in fondo ai propri sogni.
Buona Pasqua: Cristo è davvero risorto!