Dentro la notizia...


 
LARGO AL DIO DELLA VITA
 
 
 
 
 
 
 
“Non è qui, è risorto”. Doveva mancargli l’aria. Troppo buio. Troppo chiuso.
Uno che respirava della Brezza che mosse da principio ogni cosa, che lasciava ispirare i suoi piedi e le sue mani dal Soffio che «non si sa di dove viene né dove va», che nutriva i suoi  pensieri e i suoi sentimenti al vento dello Spirito che dà la Vita, là dentro non poteva stare a lungo. Già troppi tre giorni in quello spazio così angusto per uno che di nome fa “Infinito, Altissimo, Eterno”. Anzi, non perde occasione di dimostrare che le chiusure, qualsiasi forma e ragione abbiano, gli sono nemiche. Figurarsi la morte, la chiusura per antonomasia, madre dei vicoli ciechi, delle mentalità limitate, degli egoismi sclerocardici.
Si era liberato alla svelta della soffocante interpretazione letterale della Legge di scribi e farisei, per restituire a tutti il respiro libero di chi sa di essere figlio. La sua mitezza aveva aperto nella spirale della violenza una crepa da cui potesse penetrare la frescura della riconciliazione. Il suo stile di servizio aveva allargato la grandezza dell’uomo ad altri orizzonti che quelli del potere e dell’affermazione. Perfino il perimetro del suo clan familiare si era dimostrato troppo stretto a Lui che aveva bisogno di tutto un altro respiro cercando fratelli e sorelle, senza limiti, distinzioni o confini. Si era ribellato, infine, ad ogni tentativo di diminuire o contenere l’infinito della Misericordia, della Fedeltà, della Compassione, della Generosità del Padre Suo, sfondando i recinti in cui volevano rinchiudere la sua smisurata volontà di salvezza. Quando il cristianesimo diventa l’ennesima prigione di precetti, senza porte né finestre da cui la maggior parte di chi vi è rimasto intrappolato non vede l’ora di fuggire e chi ne sta fuori si guarda bene di entrare; quando l’annuncio evangelico appare come una fortezza inaccessibile di verità indiscutibili; quando i credenti vivono con lo sguardo perennemente rivolto al passato, nello sforzo estremo di puntellare ciò che han costruito e che non regge più, con le spalle rivolte al mondo incuranti di ciò che vi accade, vuol dire che non si crede alla Pasqua.
Ogni volta che non si crede al Risorto, il Vangelo soffre di claustrofobia e i cristiani puzzano di chiuso. Questo tempo è senza dubbio la fine di un’epoca, di una Chiesa come l’abbiamo sempre vista. E se questo tempo è la fine di un tempo, allora è tempo per i cristiani veri: coloro che, con la Pasqua in mano, vivono nell’agio della fine dei tempi. Perché, chi crede alla Pasqua, quando vede finire qualcosa, si alza in piedi fiducioso ed entusiasta per cogliere immediatamente ciò che Dio sta per realizzare di nuovo e di mai visto proprio dentro ciò che sembra finire. Perché, chi ha visto il Risorto si lancia nella storia senza paura e con determinazione, alla ricerca del Regno che cresce e della Vita che si afferma contro ogni logica di morte e se ne fa alleato e collaboratore, carico della speranza che viene da Colui che sempre dà la vita senza misura. Quando un tempo sembra chiuso, il Dio della Vita si sta facendo largo. Tutti fuori, su! Che per chi ha naso e polmoni di aria ce n’è, nuova, fresca, viva. Eterna.