Dentro il Carisma...


 
IL DESIDERIO DI ESSERE ACCOLTI
 
 
 
 
 
 
“Quando vi accadrà di essere abbandonate dalle creature e perfino da Dio che vi sottrae le sue grazie sensibili, ricordate l’ abbandono del caro Salvatore sulla croce e accettate con amore il vostro pensando a suo”. (Massima 32)
 
Nessuno – tanto meno Padre Médaille – auspica “l’abbandono da parte delle creature e perfino da Dio”. Ma vengono nella nostra vita, delle giornate in cui tutto sembra andare per il verso storto, presentandoci una pagina carica di sofferenza, di contraddizioni. Tempo in cui si insinua, fa capolino la domanda: “Cosa ne sto facendo di questa vita che ho tra le mani?”
Ci sono momenti in cui quella domanda vorremmo non sentirla. A volte siamo noi stessi che sentiamo il bisogno di fermarci per capire, altre volte senza volerlo, ci ritroviamo davanti a quello specchio in cui scopriamo che non ci piace come siamo diventati. Ci sentiamo “abbandonati da Dio e dalle creature”.
Questa vita che abbiamo tra le mani è in fondo sempre una ricchezza che non ci appartiene mai. Ce la siamo ritrovata. E a volte non ci piace neppure. A volte siamo come tanti Re Mida, tanti Re affamati che però non riescono mai a mangiare: tutto ci sembra così prezioso che non riusciamo mai ad approfittarne, la vita ci sembra così intoccabile, così alta, da sentircene indegni. Siamo Re, eppure moriamo di fame.
Quand’è che veramente questa vita comincia ad avere senso?
Per dare senso alla vita bisogna cercare di prendere, di afferrare, di guadagnare? Se abbiamo impostato la nostra esistenza così, viene il momento in cui tutto può esserci sottratto, venire meno, faci provare il senso di “abbandono” totale. In quei momenti ci sentiamo vicini a chi ha perso tutto, proprio come Gesù sulla croce. Ma il senso della vita non sta lì: quando arriva la carestia e quello che pensiamo di aver guadagnato non ci nutre più, quello che possediamo ci possiede.  Come capita a tutti, ci si trova improvvisamente davanti alla domanda fondamentale: cosa posso farne della mia vita? Per dare una svolta alla propria vita occorre essere anche creativi: ci sono cose che non so fare o che non posso fare. Ma posso inventare o immaginare altri scenari. Posso creare nuove strade possibili. “Che fare?” È la domanda che apre al discernimento. È la domanda che ci fa scoprire a cosa siamo attaccati, cosa non vogliamo lasciare, ma anche da cosa dobbiamo liberarci per poter continuare a vivere sereni.
Sperare di essere accolti da qualcuno è il desiderio di ogni persona. È il nostro desiderio profondo, anche se non sempre ne siamo consapevoli. Se ci chiediamo che ne stiamo facendo di questa vita è perché in fondo abbiamo nel cuore il desiderio di essere “tutti” di Dio.