Dentro la notizia...


 
AMEN
 
 
 
 
 
 
 
 
“Amen!”
Lo dicono forte e chiaro tutti quelli che rispondono alla preghiera. “Amen”. Quattro lettere dal suono perentorio, quasi un timbro stampato sui minuti che sono stati condivisi, dichiarandoli come autentici, certi, stabili, solidi e senza dubbio buoni.
Un insegnante di Sacra Scrittura ci aveva spiegato che “Amen”, traducibile con i nostri “davvero, veramente, certamente”, tra le sfumature di significato richiama anche il gesto di una donna che stringe a sé il figlio. Chi la pronuncia, dunque, riconosce certo una verità ma non in modo asettico, piuttosto coinvolgendosi e compromettendosi con essa, stabilendo un legame, affermando un vincolo, dichiarando una relazione dal carattere forte e inscindibile. Bellissimo.
“Amen” deve avere anche una valenza universale, se lui, senegalese, sulla trentina con in braccio un bimbo di un paio d’anni e aggrappato alla gamba un altro di cinque, dice al parroco: “Sei venuto per la benedizione della casa vero?”
“Sì, ma se siete musulmani…” replica lui cercando un approccio intelligente, tra il rispetto e la discrezione.
“E quindi? La benedizione non è chiedere a Dio il bene per qualcuno? E non puoi farlo per noi che siamo musulmani, anzi “musulmanissimi”?”
“Certo, certo che posso”.
“Allora tu chiedi a Dio il bene per me e per la mia famiglia. Io lo chiederò per te e per la tua”. Più che una benedizione e una preghiera, questo è un patto. Un’alleanza per il bene.
“Amen!”. “E’ vero!”, quel che c’è stato tra noi è vero. Un bene vero. Una porta aperta, davvero. Un muro caduto, veramente. Chiedere il Bene, dire Bene, pensar Bene, fare il Bene, volere il Bene. Così diverso da quel dolciastro, perbenista e moralistico essere buoni.
Perchè dietro l’essere buoni sento sempre distintamente la tentazione – a volte proprio l’intenzione – di mettere al centro sé, persino in un’opera che dovrebbe giovare all’altro.
Invece c’è il Bene da mettere al centro. Da cercare, ricevere, offrire, pronunciare, auspicare, favorire. E attorno ad esso disporsi, sentendosi alleati di ogni donna o uomo di buona volontà, qualunque volto abbia, per il Bene, nel Bene e con il Bene.
Ed è così facile, se si lasciano cadere certe intelligenze.
Questo è l’inequivocabile sapore del Vangelo che ti invita ad uscire da te, incontro all’altro, chiamati entrambi dalla voce del Bene.
Inequivocabile. Anche se a ricordarlo è un musulmano.
Anzi,  un “musulmanissimo”.