Arte & Liturgia


 
PER OGNI COSA C'È IL SUO MOMENTO
 
Un sereno pomeriggio in un giardino assolato. In primo piano, un tavolo, ombreggiato da un albero con una tovaglia bianca, dove è posata una rosa recisa, e gli avanzi di un pranzo alla buona: un tovagliolo spiegazzato, un bicchiere con un po’ di vino, una caffettiera con due tazze, un panino e una fruttiera piena di pesche. Un bambino, assorto, gioca con le costruzioni. Le due amiche che hanno condiviso il pranzo, si sono alzate, lasciando, sulla panca, una borsa di paglia e un ombrellino e ora si rifugiano nell'ombra a passeggiare e chiacchierare.
 
 
 
Tutto è bagnato di luce. Una luminosità che dilaga e che accoglie tutta la meraviglia dei colori e della natura. Gli unici tocchi di nero sono nella borsa di paglia, posata sulla panca e nel lungo nastro del cappello, ornato da una camelia, e negligentemente appeso a un ramo dell’albero in primo piano.  L’artista è Claude Monet e il giardino il suo atelier. Egli vuole restituire sulla tela l'impressione immediata e casuale della realtà, non solo  i giochi della luce, ma anche il movimento, l'effimero, la transitorietà: vuole arrivare a fissare un momento preciso, un attimo fuggente e irripetibile e a fermarlo, con i mezzi della pittura. Tra un po' il tavolo sarà sparecchiato e la natura morta, formata dagli oggetti in primo piano, sparirà, per lasciare il posto a un quieto angolo fiorito. Le costruzioni, con cui gioca il bambino, verranno riposte, la rosa sul tavolo appassirà, come la camelia sul cappello di paglia. La spensieratezza di un momento di serenità domestica è fuggevole.  Monet lo sa. La consapevolezza che tutto verrà ingoiato dal buio del tempo che avanza, rende, per contrasto, più luminoso l'istante passeggero della felicità. “Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo”. (Ecclesiaste 3,1)