Dentro il Carisma


 
L'OFFERTA DI NOI STESSI
 
 
 
 
 
 
Così si chiude il libretto degli Esercizi scritto da sant’Ignazio: “Prendi, o Signore, e accetta tutta la mia libertà, la mia memoria, il mio intelletto, la mia volontà, tutto quello che ho e possiedo. Tu me lo hai dato; a te, Signore, lo ridono. Tutto è tuo: tutto disponi secondo la tua piena volontà. Dammi il tuo amore e la tua grazia, e questo solo mi basta”. Padre Médaille invita a fare la stessa offerta nella sua Massima 94.
Davanti a questa preghiera ci ritroviamo un po’  bloccati. Come pensare che, per seguirlo, il Signore arrivi a chiederci anche la memoria, con il rischio di non ricordare più chi siamo; persino l’intelletto… Possiamo andare avanti, custodendo nel cuore quell’imbarazzo, quel senso di inferiorità e di limite, quella percezione di dare tanto, ma non tutto. Però la vita, il tempo e soprattutto l’amore di Dio possono gettare su quella preghiera – e sulla Massima - una luce diversa.
L’esperienza ci aiuta a renderci conto che quanto ci viene chiesto non è né un atto di generosità né un atto di rinuncia. Non è un atto di generosità perché si tratta di ridare al Signore qualcosa che non ci appartiene, ma che lui stesso ci ha donato, cose che non abbiamo conquistato, ma che ci siamo ritrovate.
Ma non si tratta neppure di una rinuncia, non si tratta di rinunciare a ciò che Dio ci ha dato, si tratta piuttosto di metterlo nelle sue mani, di fare un investimento, di valorizzarlo, si tratta di mettere a disposizione di Dio quello che abbiamo. Del resto Dio sa certamente meglio di noi come utilizzare bene ciò che abbiamo. Se abbiamo il coraggio di aprire gli occhi, ci rendiamo conto che in realtà noi non possediamo nulla: tutto ci è stato dato e tutto ci può essere tolto in qualunque momento, il corpo, le relazioni, il ruolo sociale, la vocazione e ovviamente la vita. Che cosa possiamo considerare come nostro? Passiamo la vita illudendoci di essere proprietari, attaccandoci alle cose come se fossero un nostro possesso, senza renderci conto che in realtà siamo dentro una corrente d’amore, in cui continuiamo a ricevere, attimo dopo attimo, senza diventare mai proprietari di nulla. Ci illudiamo di costruire granai, ci allarghiamo, diventiamo bulimici senza essere mai sazi. Siamo presi dall’illusione di possedere, ma continuamente la vita ci invita a riflettere sulla nostra povertà. Non c’è nulla che possiamo trattenere. Forse tra noi funziona così, perché abbiamo deciso per convenzione sociale che sia così, ma con Dio funziona diversamente: non diventiamo mai proprietari di quello che Dio ci dona. Possiamo anche non crederci o non accettarlo, ma sarà la vita che ci metterà inevitabilmente davanti alla nostra mancanza di possesso. La vita è una corrente d’amore da abitare Non possiamo che aprire gli occhi, liberarci dall’illusione di dover ammassare, e scoprire la realtà di questa corrente d’amore che possiamo abitare.